«Una paura assurda Abbiamo temuto fosse un terrorista»

Ecco i racconti di chi ha assistito alla scena di terrore «Mi sono nascosto dietro al muro dopo aver sentito i colpi»
MONTESILVANO. «Ho avuto una paura assurda. Pensavo che fosse un terrorista». Licia Di Gregorio ricorda i minuti trascorsi due sere fa sulla Vestina, quando si è trovata nel mezzo dell’inseguimento, da parte dei carabinieri, di una Mercedes nera rubata. «Io stavo uscendo dal parcheggio del Bingo», racconta, «e mi stavo immettendo su via Vestina quando ho sentito da lontano delle sirene e ho visto una macchina che imboccava la strada contromano, fino a quando ha toccato la macchina che si trovava a poca distanza da me. Lì è iniziata la paura», dice ancora la giovane che parla dei colpi di pistola esplosi dai carabinieri per bloccare il ladro, della fuga a piedi dell’albanese, fino alla sua cattura, e dell’uomo ferito dentro al furgoncino bianco contro cui si è schiantata la Mercedes. C’era «gente che urlava», assistendo a quella sequenza da film poliziesco. Lì per lì non ha «capito niente», prosegue, «ma poi ho realizzato quello che stava succedendo. Sono rimasta dentro la macchina, finché non è finito tutto quel macello. Poi ho chiesto in giro e mi hanno spiegato».
Anche Stefano Iachini era di passaggio, stava tonando a casa, e ha visto «ripartire un’ambulanza», riferisce. «Ho accostato per vedere cosa fosse successo e ho visto le macchine coinvolte negli incidente, già tutte distrutte, ho chiesto informazioni a chi c’era». Era ridotta malissimo anche la Mercedes condotta dall’albanese, una «berlina scura con la targa sistemata con il filo di ferro, quindi rubata. Poi, quando ho sentito parlare di spari, mi è salita la paura. Siamo in una via trafficatissima in quella fascia oraria, nei pressi di un piccolo centro commerciale. Ho pensato che avendo a che fare con persone senza scrupoli si rischia la vita anche senza fare nulla, senza nemmeno essere coinvolti in prima persona».
Un brivido di terrore ha attraversato Guglielmo Bitondo, titolare del bar Ranalli, che si trova proprio all’altezza della rotatoria. «Ero dentro», ricorda, «e ho sentito la botta, il rumore provocato dall'incidente e sono uscito in strada pensando a un normale scontro tra auto. Ho visto il giovane scendere dalla Mercedes e allontanarsi a piedi e dopo qualche secondo è arrivata la pattuglia dei carabinieri. Sono scesi in due, armati, e ho sentito gli spari, diversi. Mi sono messo dietro un muro, temendo delle pallottole vaganti, per cui da allora ho visto ben poco» e non ha seguito tutte le fasi successive.
È stato lui uno dei primi a raccontare su Facebook cosa stesse accadendo. La voce della sparatoria si è sparsa in un battibaleno, sulla “rete”, e Bitondo ha scritto del giovane «preso e ammanettato dai carabinieri», delle macchine «distrutte», dell’uomo sul furgoncino al quale è scoppiato l’air bag sul viso, e della scientifica al lavoro. In quei momenti era difficile capire cosa ci fosse davvero dietro e «me la sono fatta sotto», ha scritto su Fb, quando ha sentito tutti quei colpi, a dieci metri da lui. Non riesce ad accettare che sia accaduto tutto quel parapiglia. «Il conducente della Mercedes», commenta, «ha messo a repentaglio la vita di molte persone, tra automobilisti e pedoni», con mamme e bambini che si sono ritrovati in una specie di incubo. «Purtroppo, le forze dell’ordine posso fare ben poco. Non possono sparare a chi si comporta in un determinato modo, perché la legge lo impedisce. E non è giusto».
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