Una zattera di denuncia coi rifiuti pescati nel fiume

22 Aprile 2015

L’iniziativa degli ecologisti dell’associazione Saline per richiamare l’attenzione sulla situazione critica delle acque. Sabato il natante navigherà sino alla foce

MONTESILVANO. Costruire una zattera di fortuna utilizzando i rifiuti recuperati lungo il corso del fiume, ai piedi di una discarica, per poi navigare verso il mare attraversando acque fluviali inquinate, contaminate dalla salmonella e abitate da pesci che presentano mutazioni genetiche.

Quella che sembrerebbe la trama di un film di fantascienza, ambientato in uno scenario post-apocalittico dove il protagonista deve adottare tutto il suo ingegno per mettere in salvo la propria vita, è in realtà un’iniziativa organizzata dall’associazione Nuovo Saline, che andrà in scena sabato 2 maggio, alle 10, alla foce del Saline. Un modo per cercare di sensibilizzare le istituzioni ad attuare una bonifica del fiume.

«Con diverse realtà associative dedite alla tutela ambientale», raccontano i volontari dell’associazione, «stiamo combattendo un’epica battaglia per attirare l’attenzione sul degrado ambientale dei fiumi che sfociano nell’Adriatico abruzzese. Abbiamo costruito un natante interamente realizzato con rifiuti raccolti lungo le sponde dei nostri fiumi: con questo discenderemo il Saline per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi del riciclo dei rifiuti e dell’attenzione ambientale verso gli ecosistemi acquatici. Invitiamo tutta la popolazione locale e ogni cittadino mosso da un sentimento di responsabilità ambientale a partecipare».

L’impresa è partita nei mesi scorsi quando gli attivisti, che da oltre un anno si battono per la bonifica del sito e la riqualificazione del bacino fluviale, hanno cominciato ad accumulare materiale recuperato lungo le sponde del fiume. Nelle ultime settimane gli esponenti dell’associazione hanno iniziato la costruzione della zattera, contando anche sull’aiuto delle proprie famiglie e utilizzando i social network per testimoniare le varie fasi di realizzazione.

«Abbiamo trasformato circa 200 kg di rifiuti, tavole, taniche, bottiglie e reti in una barca», rivelano gli attivisti, «dimostrando che se il primo passo è smettere di inquinare, quello successivo è imparare l’azione virtuosa del riciclo».

(a.l.)

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