Uomini violenti con le donne, il Centro di ascolto funziona In 57 ammettono: colpa nostra

Primo bilancio della struttura dedicata ai “maltrattanti” voluta dal Comune nel 2021 L’assessore Sulpizio: «Oggi è diventata un punto di riferimento per tutto l’Abruzzo»
PESCARA. Da «lei mi ha provocato» a «io ho sbagliato». La parola «violenza» entra nel vocabolario e talvolta le lacrime rigano il volto di chi sa che ha compiuto gesti terribili. Quello che alcuni uomini maltrattanti riescono a raggiungere è un percorso di lenta e difficile consapevolezza che, anche linguisticamente, mostra come il ragionamento alla base cambi completamente prospettiva.
Ad aiutare mariti e fidanzati violenti, a Pescara è “Itinere”, il Centro ascolto maltrattanti aperto a luglio 2021. Qui in poco più di due anni sono passati 57 utenti, tutti autori di violenze nei confronti delle proprie partner. E 28 hanno iniziato il percorso di gruppo. A dirigere il team composto dalle psicoterapeute Rossana Gaudio e Anna Perrino, Manuel Di Sabatino counselor relazionale e dallo psicanalista Francesco Messeri, è Luca Battaglia, anche lui counselor relazionale. Il Cam con sede in via Polacchi è stato voluto dal Comune di Pescara, e supportato da un finanziamento regionale. Per la sua apertura l’ente si è affidato a una équipe di professionisti del Centro ascolto maltrattanti di Ferrara, coordinato da Michele Poli, terzo d’Italia. «A Pescara da 25 anni possiamo contare sull’associazione Ananke che fa un lavoro enorme a sostegno delle donne vittime di violenza», afferma il vicesindaco con delega alle Politiche sociali, Adelchi Sulpizio. «Ci siamo resi conto che volevamo indirizzare una linea di intervento anche sugli autori di quelle violenze. E così è nato il progetto di realizzare il centro di ascolto, che oggi è diventato un punto di riferimento per tutto l’Abruzzo».
All’interno di “Itinere”, che ha sede in una casa confiscata alla criminalità organizzata rimessa a posto dai percettori del reddito di cittadinanza, si fa un percorso rieducativo e non terapeutico, volto ad avviare un processo di cambiamento per incrementare il livello di coscienza e imparare a riconoscere la violenza. Nel corso di questo 2023, fino a oggi, sono stati 23 gli utenti seguiti, di cui 5 nuovi. Cento sono stati gli incontri individuali e 30 quelli di gruppo. «Per accedere al centro», spiega il direttore Battaglia, «viene fatta prima una fase di colloqui individuali per testare la reale volontà degli uomini di seguire questo percorso. Solo una volta ritenuti idonei può cominciare la fase di gruppo, che prevede incontri settimanali, tutti i martedì. È con la consapevolezza che si può arrivare a dire “posso imparare a gestire i miei comportamenti”».
Dei 23 uomini seguiti nel 2023, quasi tutti tra i 35 e i 50 anni di età, cinque sono stati accessi spontanei, partiti dalla loro stessa iniziativa, 6 sono arrivati per effetto di alcune convenzione stipulate dal Cam con la questura, l’ufficio minori e l’Udepe, ossia l’affidamento servizi alternativi al carcere. La maggior parte, invece, è effetto del codice rosso, la norma che, tra le altre cose, obbliga gli autori di violenze a seguire un percorso di rieducazione.
Al di là della tipologia di accesso, al fine di entrare nel percorso, l’utente deve contattare personalmente il centro «per avviare sin dal primo momento un processo di assunzione di responsabilità», continua Battaglia. «All’inizio capita che dicano “lo faccio per i figli, per la famiglia”, ma quando prendono consapevolezza, la motivazione diventa “lo faccio per me”».
«Gli utenti devono cessare subito ogni forma di violenza, e in caso di recidiva, che sono loro stessi a raccontarci, noi informiamo subito le autorità competenti. La cosa interessante è che la reticenza iniziale si abbatte e si può innescare anche una dinamica per cui coloro che hanno concluso il percorso, che ha una durata di 12 mesi, rimangono nel gruppo, diventando delle guide per i nuovi arrivati e mostrando loro, con esempi pratici, la presa di coscienza che hanno ottenuto, testimoniata da una responsabilizzazione, da una modifica nel linguaggio, ma anche da piccoli atti riparatori».
Per chi volesse rivolgersi al centro: www.itinerecam.it.

