Usura ed estorsioni, otto arresti: stop alla mafia foggiana in città

15 Marzo 2023

Si tratta di personaggi di una cosca pugliese, alcuni dei quali residenti tra Pescara e Montesilvano Coinvolti anche 6 pescaresi: per l’accusa, erano incaricati di picchiare e minacciare chi non pagava

PESCARA. Prestavano denaro a imprenditori in difficoltà e poi ogni mese li costringevano a pagare migliaia di euro, applicando tassi di interesse da capogiro e poi estorsioni, intestazioni fittizie di beni, ricettazione.
Dopo quasi tre anni di indagini, ieri mattina all'alba, i finanzieri del comando provinciale di Pescara, diretti dal colonnello Antonio Caputo, con il supporto del Reparto operativo aeronavale e la collaborazione delle fiamme gialle foggiane hanno eseguito 11 misure cautelari, sequestrando beni per 2 milioni di euro. Ossia quote di 5 società, per lo più nel settore della commercializzazione di auto, gestite dalla mala foggiana, infiltratasi nel tessuto socio-economico del Pescarese. A disporre i provvedimenti è stato il gip del Tribunale dell’Aquila. Le indagini sono state coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo della Procura della Repubblica dell’Aquila.
A finire nei guai, personaggi di spicco della cosca “Società Foggiana”. Decine le perquisizioni tra le province di Pescara, Foggia e Grosseto. Otto in totale gli arresti (4 in carcere e 4 ai domiciliari). A finire in carcere: Giovanni Putignano, 45 anni, alias Gianluca, Casper e Gioacchino, nato a Torremaggiore (Foggia) e residente a Pescara, in zona Colli, considerato il legame con la cosca dei Moretti; Angelo Falcone, 36 anni nato a San Severo e residente a Pescara; Rita Anna Moretti, 43 anni, nata a Taranto e residente a Foggia; Luciano Russo, 32 anni di Foggia.
Domiciliari per Leonardo Maniero, 34 anni di Foggia; Vincenzo Capobianco, alias Pipino, 31 anni, nato a Foggia e residente a Montesilvano; Giovanni e Alessandro Marasco, di 45 anni e 43 anni di Foggia. E poi, obbligo di dimora per il pescarese Cesare Pallotta di 47 anni e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Raffaele Colanero, 30 anni di San Severo e Antonio De Marco, 60 anni originario del Foggiano e residente a Pescara.
In totale gli indagati sono 28 e tra questi figurano 6 pescaresi, fra cui due donne. Alcuni sono già noti alle forze dell’ordine. Secondo l’accusa, proprio i pescaresi minacciavano e usavano violenza nei confronti delle vittime di usura che non riuscivano a pagare. Nel corso dell’operazione, sono stati anche sequestrati due immobili a Pescara e a Grosseto e 300 mila euro in contanti. Un giro d'affari milionario, quello portato alla luce dalla finanza attraverso pedinamenti e intercettazioni e che, nel tempo, ha consentito alla cosca foggiana e ai rami del clan “Moretti-Lanza-Pellegrino” di infiltrarsi nel tessuto socio economico del capoluogo adriatico, inquinandone, con il metodo mafioso, la realtà produttiva attraverso sia i traffici illeciti che gli investimenti nelle attività imprenditoriali di spicco del territorio. Tra queste, anche quella della famiglia di imprenditori pescaresi del settore della ristorazione, i Di Natale Adamo e Federico e Anna Paola Cavaliere, vittime di tassi d’interesse fino al 600% al mese. Per un prestito di 100mila euro, non avendo la possibilità di onorare il debito, gli imprenditori sono stati costretti a cedere un appartamento in via Regina Elena del valore di circa 300mila euro. Tra le altre vittime, il titolare di un’attività di rivendita di auto di Sambuceto, costretto oltre ai soldi a consegnare anche auto appartenenti a lui e alla moglie. Quest’ultima minacciata nella sua casa di Pianella e picchiata. Gli imprenditori, in alcuni casi, sono stati bersaglio infatti di aggressioni ed estorsioni. Alcuni hanno dovuto persino assumere come dipendenti i loro usurai o persone a loro riconducibili.
Nel mirino del gruppo anche il titolare di una lavanderia di Miglianico. E non solo usura. Due degli indagati sono accusati di aver rivenduto sulla piazza di Pescara oltre mille paia di occhiali di varie marche, del valore di 120 mila euro, rubati in un negozio di San Severo. Ma ad inquinare l’economia del Pescarese, soprattutto l’intestazione fittizia di società. A capo vi era Putignano, ritenuto la “testa di ponte”. Ricorreva a prestanome per controllare cinque attività, una a Atessa e le altre fra Pescara e Montesilvano.
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