Valentinetti: pescaresi, siate uniti voi politici non fatevi corrompere

9 Dicembre 2015

L’arcivescovo si rivolge alla città, invita al perdono e ad attivare «sinergie e collaborazioni» «No all’arrivismo, all’arroganza e al carrierismo. L’uomo deve trovare in sé le sorgenti del bene»

PESCARA. Unità, collaborazione, misericordia, carità e perdono. Sono le parole che risuonano nel giorno dell'apertura dell'Anno Santo Straordinario, che è anche il giorno della Immacolata Concezione. A pronunciarle è stato l'arcivescovo di Pescara - Penne, Tommaso Valentinetti, che ieri pomeriggio ha celebrato la santa messa nella chiesa di Sant’Andrea e poi ha guidato una processione fino al piazzale della Madonnina, per deporre una corona sulla statua che guarda al mare.

Una «giornata straordinaria», quella di ieri, per Valentinetti, che durante l’omelia ha parlato dell’Anno Santo come del «segno di una rinnovata giovinezza, una rinnovata verità che vogliamo portarci nel cuore per sentirci riconciliati con Dio ed essere strumenti di amore, misericordia e perdono anche per i nostri fratelli».

Cogliendo l’unicità di questo 8 dicembre, con l’eco arrivata da Roma dopo l’apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro, l’arcivescovo ha lanciato un messaggio ai pescaresi, credenti e no, rivolgendo la sua attenzione anche a chi governa la cosa pubblica, come ha già fatto in passato.

«Bisogna avere innanzitutto il coraggio di sottomettersi alla misericordia di Dio», ha detto l'arcivescovo a chi vuole sentirsi parte attiva del Giubileo e seguire le indicazioni di Papa Francesco. Si deve avviare «un cammino di conversione per riconoscere i propri peccati, riconoscere che la nostra vita è limitata e che il Signore ci deve concedere il suo amore». La riconciliazione da auspicare è anche quella «con noi stessi perché molte volte ci colpevolizziamo e diventiamo vittime di noi stessi, non sapendo fare unità all'interno della nostra persona». E la riconciliazione da perseguire è anche quella «con gli altri, e quindi il perdono, che appare tanto difficile».

Volendo usare una chiave di lettura che non sia quella della fede, ma sia più «umana e sociale», Valentinetti ha fatto notare che questo «dovrebbe essere l'anno in cui trovare le sinergie, le collaborazioni, le strade per una politica che sia privata di ogni arrivismo, di ogni carrierismo. Una politica che sia servizio e soprattutto non sia arroganza o peggio ancora corruzione, come accade spesso», perché purtroppo «tutte queste cose molte volte fanno parte del bagaglio umano e della vita».

E se non ci si affida solo alla fede l'uomo può essere comunque «capace di ritrovare in se stesso le sorgenti del bene, del buon vivere», e puntare a «essere un'altra persona di fronte alla società, che ha bisogno proprio di questo: di unità, di essere una cosa sola». L'imperativo dovrebbe essere «la collaborazione», seguendo la «strada del bene comune, al di là degli schieramenti politici e delle ideologie, anche se il discorso ideologico è del tutto tramontato. Se il bene comune viene a galla, sicuramente emerge il meglio dell’uomo», ha aggiunto con convinzione Valentinetti facendo riferimento all’Enciclica Laudato sì di Papa Francesco sulla salvaguardia dell’ambiente e al suo sostrato «umano, oltre che evangelico». «Dobbiamo difendere la casa comune perché siamo uomini e donne che non solo devono vivere questa casa comune, ma devono anche lasciarla ai figli meglio di come l'abbiamo trovata».

Nel giorno della Immacolata Concezione il pensiero dell’Arcivescovo, che in processione era seguito da sindaco e vice sindaco, Marco Alessandrini e Enzo Del Vecchio, è andato anche a Pescara, che è la sua città ormai da dieci anni. «Alla Madonna», ha detto Valentinetti, «chiediamo di proteggere e benedire questa città perché possa scoprire sempre più e meglio le vie della fede, della speranza e della carità».

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