Via Piave, così sono crollati i tetti I proprietari pronti a collaborare

21 Agosto 2018

La prima segnalazione al Comune nel 2016, ma le condizioni degli immobili sono solo peggiorate Marramiero assicura: «Troviamo insieme la soluzione a un problema che si trascina da decenni»

PESCARA. «Quando il Comune avrà approntato il piano di recupero del patrimonio edilizio io sarò il primo a recepirlo e ad attivarmi per trovare una soluzione al problema delle aree di via Piave che ormai si trascina da decenni». Così l’imprenditore ed ex presidente di Confindustria Pescara, Enrico Marramiero, tra i proprietari del comparto edilizio che comprende anche le palazzine diroccate in via Piave, nel cuore del centro cittadino, apre al recupero degli immobili e risponde all’assessore all’Urbanistica del Comune di Pescara, Loredana Scotolati, che ieri ha annunciato il passaggio in giunta del progetto che prevede l’abbattimento dei vecchi immobili fatiscenti che cadono a pezzi e la costruzione di un unico fabbricato circondato da uno spazio pubblico esterno, in conformità con quanto stabilito dal piano regolatore generale.
Le palazzine con i tetti sventrati e i cornicioni che si sbriciolano non presentano particolari caratteristiche di pregio e non sono quindi sottoposte a vincoli conservativi. Questo vuol dire che, una volta approvato il piano di recupero del patrimonio edilizio, i diversi proprietari degli immobili del comparto in via Piave avranno trenta giorni di tempo per decidere se adeguarsi a quanto stabilito dagli uffici tecnici del Comune oppure se intraprendere un braccio di ferro a oltranza. In quest’ultimo caso, quindi se più della metà dei proprietari degli appartamenti non si metteranno d’accordo, l’amministrazione ha già annunciato l’avvio degli espropri d’ufficio e la conseguente vendita all’asta.
Quanto alla manutenzione, pulizia dalle erbe infestanti delle aree scoperte e derattizzazione, dopo l’articolo del Centro l’assessore Scotolati ha annunciato l’emanazione di un’ordinanza sindacale «a tutela della pubblica e privata incolumità». Come si vede da alcune immagini, infatti, in circa tre anni di assenza di alcun intervento di manutenzione, il buco nel tetto di un fabbricato si è talmente allargato che metà della porzione del solaio coperta dalle tegole è crollata e, tra i materiali diroccati, sono spuntati persino i cespugli. I rumori continui delle tegole che cadono dai tetti hanno messo in allarme i cittadini della zona, che oggi chiedono l’intervento tempestivo delle istituzioni per mettere in sicurezza gli edifici.
Tra i nomi dei diversi proprietari del comparto edilizio c’è quello di Enrico Marramiero, imprenditore dell’azienda agricola omonima di Rosciano, che detiene una percentuale della palazzina, nella porzione restaurata che si affaccia lungo via Piave, quindi separata dalle case diroccate sul retro. «Fino a un paio di anni fa», spiega l’ex presidente di Confindustria, «è rimasto in piedi un vincolo della Soprintendenza per cui le facciate esterne non si potevano toccare. Il blocco è stato rimosso soltanto recentemente poiché, al termine di un ricorso al quale non ho partecipato, è stato dimostrato che gli edifici in questione sono soltanto datati e non hanno elementi storici di pregio. La mia porzione di palazzina è restaurata e messa in sicurezza: la utilizziamo infatti come magazzino e garage. Sono il primo ad avere interesse che queste aree possano essere recuperate, quindi quando il Comune avrà pronto il piano sarò pronto a visionarlo e a collaborare visto che, ad oggi, non so come è stato strutturato». Infine, Marramiero dice che «è giusto provvedere alla pulizia e derattizzazione delle aree, ma l’allarme igienico-sanitario non riguarda la mia proprietà ma piuttosto le palazzine confinanti».
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