«Via Rigopiano, la Regione assegni le case vuote alle famiglie in attesa»

2 Agosto 2020

PESCARA. «In via Rigopiano ci sono 19 appartamenti vuoti, ristrutturati, alcuni murati, pronti per essere riassegnati a quelle famiglie, circa 700 persone, da anni in graduatoria. Una beffa per...

PESCARA. «In via Rigopiano ci sono 19 appartamenti vuoti, ristrutturati, alcuni murati, pronti per essere riassegnati a quelle famiglie, circa 700 persone, da anni in graduatoria. Una beffa per tutti quei pescaresi onesti che hanno diritto a un alloggio nel silenzio di Regione Abruzzo e Comune. Che cosa aspettano Comune e Ater a consegnare queste dimore ai cittadini onesti che con la loro presenza qui, restituirebbero decoro ad un quartiere che è ripiombato nel caos, ma che stava riemergendo dopo le nostre battaglie?». Chiede l'istituzione di una squadra di agenti in borghese e fa, ancora una volta, la voce grossa Domenico Pettinari.
Il vice presidente del consiglio regionale, ieri, dopo mesi, è tornato a piantare idealmente la sua bandiera tricolore nel borgo, stretto tra via Passo della Portella e via Rigopiano, zona ospedale, dove la «criminalità ha rialzato la testa con lo spaccio di droga direttamente in strada» dopo il lockdown, gli sfratti e i portoni cementati. Nel piazzale che si nasconde dentro quei palazzoni cadenti con la data (1958) sui muri a ricordare quanto siano vetusti, negli stessi luoghi che, nei mesi e negli anni addietro, sono stati teatro di risse, accoltellamenti, liti feroci tra buoni e cattivi, Pettinari torna a fare l'elenco del degrado: «Qui lo spaccio è ripartito alla grande», dice, «i delinquenti non spacciano più nelle abitazioni, è troppo rischioso. Potrebbero perdere gli alloggi, anche quelli regolamentari, in caso di blitz delle forze dell'ordine. Così i pusher vanno in strada, consegnano le dosi e prendono il denaro, con destrezza e abilità, e nessuno si accorge di nulla». Chiede, quindi, il pentastellato, che «venga convocato un comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica che si occupi di via Rigopiano e che venga istituita una squadra di agenti in borghese per il controllo della zona».
Parla, Pettinari, circondato da una trentina di residenti che trovano, ancora una volta, il coraggio di denunciare, «esasperati da schiamazzi e festini fino a tarda notte». E guai a chi fiata. Qualcuno ha scelto di andare via, lontano, cambiando la residenza nei comuni vicini. Dice Pettinari: «Il via vai che si crea a causa dello spaccio porta molti disagi: schiamazzi, litigi e presenze nei condomini poco rassicuranti. Ai residenti che provano a ribellarsi sono destinati insulti e, nei casi più gravi, minacce».
In via Rigopiano, dove gli edifici abitativi sono alti quattro piani, l'immondizia non si infila nei cassonetti: si getta direttamente dalla finestra. «Il risultato», evidenzia il portavoce di tante battaglie condotte al fianco dei cittadini, «sono enormi distese di rifiuti dietro i cortili dei palazzi. E quando l'immondizia non si butta dai balconi, si lascia sulle scale utilizzate come latrine e sputacchiere. Uno schifo e una vergogna infinita». E ricorda l'annoso problema degli allacci abusivi: «Se queste case si riassegnassero, i cittadini onesti potrebbero essere in maggioranza rispetto a chi delinque in modo da aumentare la qualità della vita di chi risiede qui. Sono certo che se il Comune, per esempio, attuasse, come dovrebbe, una buona politica di monitoraggio, si accorgerebbe che in tanti si allacciano abusivamente ai contatori. Basterebbe applicare la legge regionale, la 96/96, che permette di sfrattare costoro. La stessa legge prevede che chi commette atti criminosi negli alloggi popolari e nei locali affini deve essere allontanato e deve liberare l’alloggio. Le leggi ci sono, cosa si attende ad applicarle?».
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