«Vogliamo notizie dei nostri cari» L’appello delle famiglie dei malati

3 Febbraio 2022

PESCARA. C’è chi si rivolge al 113 per chiedere aiuto alle forze dell’ordine. E chi compone a raffica i numeri di telefono dell’ospedale, in attesa di una risposta. Poi c’è chi telefona o scrive al...

PESCARA. C’è chi si rivolge al 113 per chiedere aiuto alle forze dell’ordine. E chi compone a raffica i numeri di telefono dell’ospedale, in attesa di una risposta. Poi c’è chi telefona o scrive al Tribunale dei diritti del malato, nella speranza di ottenere informazioni attraverso lo sportello. Di questi tempi non è sempre facile ricevere notizie sui ricoverati o su chi ha raggiunto il pronto soccorso per essere visitato: a causa del Covid i parenti non possono entrare nei reparti, e non tutti quelli che si trovano al pronto soccorso, specie gli anziani, hanno la possibilità di mettersi in contatto con la famiglia o di dare informazioni a chi li aspetta a casa.
Con l’ospedale costantemente sotto pressione a causa della pandemia accade che si verifichino situazioni del genere, per cui si registrano dei cortocircuiti a livello di comunicazione che creano apprensione e preoccupazione nelle famiglie. Ne sa qualcosa il Tribunale dei diritti del malato, guidato da Fiorella Cesaroni, che spesso fa da intermediario tra l’ospedale e i parenti di chi è ricoverato o aspetta il ricovero al pronto soccorso. «Registriamo una grande difficoltà, nelle comunicazioni tra i reparti e l’esterno», dice Cesaroni. «I reparti fissano degli orari, in genere, per i colloqui con le famiglie dei degenti ma chi chiama trova occupato o, magari, non riceve risposta. Quindi raccogliamo notizie utili nei reparti e le giriamo alle famiglie. Un problema che c’è sempre stato ma ora è aggravato dalla impossibilità per i parenti di entrare in ospedale per cui bisogna aspettare che il personale in servizio effettui delle videochiamate per creare un contatto tra degenti e familiari. In pronto soccorso, poi, c’è sempre un super lavoro, considerato che arrivano 300 malati al giorno: il personale è poco e fa tutto però i pazienti aspettano anche 13 ore per la diagnosi e quando ci chiamano i parenti siamo noi ad assumere informazioni e a girargliele. Ci chiamano, ci scrivono, lasciano messaggi in segreteria e ci raggiungono anche sul cellulare, attivo 24 ore su 24 (i numeri sono 0854252697, 3922440078). «Quando riceviamo le segnalazioni, anche dei degenti in attesa di diagnosi, ci confrontiamo con caposala o medico, per un sollecito», spiega un volontario. «Stessa cosa quando le famiglie non riescono a comunicare con i ricoverati. Accade perché ci sono problemi di sovrannumero, anche al pronto soccorso, che è stato ingrandito e migliorato ma il personale non è sufficiente. Alla fine del 2021 le chiamate sono aumentate, per noi».
Tre giorni fa una donna è stata portata al pronto soccorso perché positiva al Covid. Dopo 24 ore il figlio non aveva ricevuto notizie e intendeva «andare in questura», come racconta al Centro. «In ospedale non mi ha risposto nessuno e non sono stato informato della situazione di mia madre, che ho sentito in difficoltà. È stata lei a dirmi, dopo due giorni, che l’avrebbero spostata dal pronto soccorso ad un’altra struttura».