Volontariato, pulizia, verde L’altra faccia di Rancitelli

La Caritas presenta lo studio del progetto Ninive finanziato con l’8 per mille
PESCARA. Il quartiere è quello antico di Villa del Fuoco, zona di campagna votata all’orticoltura e ai vigneti, nato intorno alla chiesetta che oggi è la parrocchia della Beata Vergine Maria del Fuoco. Tre chilometri quadrati in cui vive l’8,1 per cento dei pescaresi (9.896 persone) racchiusi tra Pescara vecchia a est, la zona dell’ospedale a nord, San Donato a sud e la zona industriale a ovest. Un’area in cui i palazzoni popolari realizzati negli anni Sessanta lungo via Tavo, via Lago di Capestrano e via Lago di Borgiano hanno aperto la strada all’innesto, voluto e cercato dalla politica di allora, della comunità rom.
Oggi quell’innesto a cui non è mai seguita alcuna vera integrazione, insieme a tutti gli altri innesti che negli anni hanno fatto di quei palazzoni una sorta di stanzino della città, dove nascondere tutto quello che non piaceva o che era meglio non vedere, si chiama Rancitelli. Un nome che è diventata un’etichetta, negativa, che gli stessi abitanti si sentono appiccicata addosso. Un pregiudizio, che hanno raccontato loro stessi ai volontari della Caritas diocesana che con il progetto Ninive un anno fa sono entrati in punta di piedi nel rione, aprendo e animando il parco della Speranza proprio di fronte al Ferro di cavallo. All’ombra del palazzone della droga, i volontari hanno cercato un contatto che mese dopo mese è diventato relazione, scambio e conoscenza.
E che alla fine, spalmato sull’intero quartiere, ha permesso di realizzare lo studio presentato ieri pomeriggio nella sala dell’ex Urban di via Tavo, dal direttore della Caritas don Marco Pagniello, dal responsabile della Caritas povertà e risorse Giannicola D’Angelo e dagli operatori di Ninive. Uno studio che in un opuscolo di 44 pagine e con il documentario realizzato dai registi Francesco Calandra e Maria Grazia Liguori, attraverso la voce degli abitanti riesce a descrivere Rancitelli non solo da un punto di vista demografico, economico e geografico, ma anche dei bisogni. Dei sogni. E delle potenzialità.
La prima di queste potenzialità è, per esempio, che il 56,8 per cento degli intervistati ha dichiarato di essere disposto a dedicare parte del proprio tempo al quartiere. La maggior parte si è detta pronta al volontariato con le associazioni del territorio, il resto si è offerto per la cura del verde, per la pulizia rionale, la partecipazione ai comitati cittadini. Perché c’è una cosa che chi non abita un luogo non può sentire, ed è l’attaccamento a quel luogo. A Rancitelli il 54 per cento dei residenti ha detto di amare il proprio quartiere e per quattro ragioni: i rapporti tra le persone, la facilità degli spostamenti in altre zone, il verde disponibile - anche se poco curato - e la vita nella parrocchia. Ma gli stessi intervistati (658 persone di cui 237 di etnia rom) che in quel luogo ci vivono hanno pure elencato che cos’è che degrada il rione. Nell’ordine: criminalità, scarso senso civico, assenza delle istituzioni e degrado urbano. Per migliorare il loro quartiere, invece, alle istituzioni chiederebbero più controllo e sorveglianza, cura e riqualificazione dell’aspetto urbanistico e ambientale e creazione e riqualificazione di strutture ludico-sportive-culturali.
Tenendo presente, come emerge dalla mappa realizzata dagli operatori di Ninive, che solo tra via Aterno e via Stradonetto sono state rilevate tre ex aziende, 6 locali abbandonati, 3 case confiscate, 3 palazzine incomplete e 7 abbandonate. Un deserto. Una periferia che, come hanno svelato gli incontri con i suoi abitanti, non è solo urbana, ma dell’anima. Un luogo dove prima ancora dei bisogni economici emergono i bisogni sociali, la solitudine, la paura, il disagio. Per cercare di gettare una luce su quello che si può e si deve fare la Caritas ha investito, per il primo e il secondo anno di attività appena iniziato del progetto Ninive, 250mila euro provenienti dai fondi dell’8 per mille e altri 50mila circa, frutto di aiuti e interventi anche dell’amministrazione. «Non bastano, non possono bastare», ma come dice don Marco Pagniello, «anche una goccia, se batte costantemente sulla roccia, alla fine riesce a bucarla».
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