«Ai miei tempi erano pugni veri, ora è solo spettacolo»

30 Agosto 2017

Il campione degli anni Ottanta a uno stage di Pescara Boxe: «Quello che vediamo oggi è tutto finalizzato al business» 

PESCARA. Nino La Rocca è stato l'ospite d'eccezione nello stage organizzato dalla Pescara Boxe di Moreno Di Rocco in via Lago di Borgiano. L'ex campione europeo dei pesi welter ha dispensato consigli e suggerimenti ai ragazzi arrivati in palestra, spinti un po' dall'amore per il pugilato e un po' dalla curiosità di allenarsi con un campione di questo livello. Che, tra le altre cose, non ha nascosto la sua passione per la terra abruzzese, sempre gentile nei suoi confronti: «Inevitabilmente il primo ricordo», attacca La Rocca, «va al titolo europeo conquistato a Vasto. Ma in generale qui si vive bene. Il divertimento non manca, cucina ottima, vita a misura d'uomo e costi contenuti. Se a tutto questo aggiungiamo che mia moglie ha un agriturismo a Castilenti ecco che appare chiaro il motivo per cui spesso vengo a farvi visita», dice sorridendo. Prima di entrare nel merito dell'attività agonistica: «È bello lavorare con i ragazzi, dar loro una mano. Lo sport non va visto solo come competizione, ma anche come mezzo di crescita sociale». E se a dirlo è uno che nel corso della carriera ha vinto 80 incontri di boxe, di cui 59 per knockout, bisogna credergli. Basta guardare come riprende gli atleti, interrompendo l'allenamento, per rendersene conto: «Ogni cosa va fatta per bene. Nel corso di questi incontri cerco di mettere a disposizione degli altri lo stesso entusiasmo che avevo quando combattevo al Madison Square Garden», analizza con la giusta serietà. E i ragazzi lo seguono, lo osservano e provano a copiare le mosse di chi qualche anno fa ha dettato legge per larghi tratti. Ma il tempo trascorso da quando La Rocca si è tolto i guantoni ha contribuito a modificare il mondo del pugilato. Tanto che eventi come il recente combattimento tra Myweather e McGregor vengono commentati con un certo distacco dal campione italiano: «Gli anni '80 erano tutt'altra cosa», afferma senza pensarci troppo, quasi infastidito dal confronto con il cambiamento. «Ai miei tempi c'erano campioni del calibro di Sugar Leonard o Roberto Duràn, tanto per citarne alcuni. Il mio è stato un periodo florido sotto questo punto di vista. Quello che vediamo oggi è per lo più spettacolo e business. Non ho mai visto un atleta fare mma e poi boxe. Per forza Myweather ha vinto». A fare gli onori di casa ci ha pensato Moreno Di Rocco, da anni impegnato in questa attività che unisce l'allenamento fisico e l'impegno sociale: «Grazie alla mia famiglia sono praticamente nato in questo mondo. Noi non abbiamo scopo di lucro, ma voglia di aiutare che ne ha bisogno. Mio padre Guido insegna boxe più che altro agli adolescenti, mentre io mi occupo di chi ha problemi di rabbia implosa, ansia e paura». E la sua analisi non è da sottovalutare: «Lavoriamo in quartiere come Rancitelli, dove i problemi ci sono. Molti ragazzi non studiano o non lavorano, e a quel punto avere a disposizione una struttura che rappresenta un centro di aggregazione può diventare utile». Anche per questo Di Rocco rilancia per il futuro: «Le decine di ragazzi visti oggi, e in generale che vengono durante tutto l'anno rappresentano il frutto del nostro lavoro. Avere figure come La Rocca aiuta e per questo stiamo pensando ad eventi analoghi nei prossimi mesi».
Adriano De Stephanis
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