Banana marcia in regalo: caso di razzismo nel rugby

22 Dicembre 2022

Il pilone italiano di origine guineana Traorè ha poi accettato le scuse della squadra Scherzo di pessimo gusto avvenuto allo scambio di auguri di Natale del Benetton

TREVISO. Una banana marcia, chiusa in un sacchetto dell'umido, come regalo da un compagno di squadra, Babbo Natale 'segreto’. Uno scherzo di pessimo gusto, indirizzato al pilone del Benetton Treviso, nazionale azzurro di origine guineana, Cherif Traoré, che non ha gradito e ha denunciato pubblicamente sul proprio profilo Instagram come gesto razzista. Il suo commento è stato accompagnato da un'immagine totalmente nera. «Oltre al fatto di reputare il gesto offensivo», scrive Traoré, «la cosa che mi ha fatto più male e vedere la maggior parte dei miei compagni presenti ridere. Come se tutto fosse normale. Sono abituato, o meglio, mi sono dovuto abituare, a dover fare buon viso a cattivo gioco ogni volta che sento battute a sfondo razzista, per cercare comunque di non inimicarmi le persone vicine. Questa volta è stato diverso però. Fortunatamente», puntualizza, «alcuni compagni, soprattutto stranieri, hanno cercato di supportarmi. Ho deciso di non stare in silenzio questa volta, per fare in modo che episodi come questo non succedano più per evitare che altre persone si ritrovino in futuro nella mia situazione attuale. E sperando», conclude, «che il mittente impari una lezione». Dallo 'scherzo’ ha preso subito le distanze anche il Benetton Rugby, che in una nota ha voluto ribadire «di aver sempre condannato con la massima fermezza ogni espressione di razzismo o forma di discriminazione. Non fanno parte della nostra cultura e non rappresentano la nostra identità ed i nostri valori. Lo abbiamo sempre dimostrato con i fatti, non solo con le parole, e continueremo a sostenerlo con forza». Nel pomeriggio di ieri, al centro sportivo La Ghirada, l’intero gruppo squadra è stato convocato e sia il presidente Amerino Zatta che il direttore generale Antonio Pavanello hanno ribadito la ferma posizione di condanna da parte della società verso ogni forma di espressione di razzismo e forma di discriminazione. A seguire le scuse rivolte da tutti i giocatori biancoverdi verso il proprio compagno di squadra. Che le ha accettate. «Penso che quanto accaduto sia puramente frutto di una idiozia e nient’altro», ha detto Traorè.
Non è la prima volta che il mondo del rugby viene scosso da episodi di razzismo, ma qualche sforzo contro mentalità e gesti incivili è già stato fatto, e ha ottenuto anche encomi a livello sociale. È il caso di Maxime Mbandà, azzurro del rugby e delle Zebre di Parma, figlio di un congolese e di un'italiana: fu insultato da un automobilista a Milano con un «negro di m...tornatene al tuo Paese», e poi nominato Cavaliere della Repubblica dal presidente Mattarella per il suo impegno di volontariato durante la pandemia.
Angelo Caradonna