Bernal è il re del Giro d’Italia E Ganna vince l’ultima crono

Al colombiano va la 104ª corsa rosa e Caruso chiude al secondo posto
MILANO. Milano sembra un orologio svizzero: è puntuale il “Freccia Rossa” Filippo Ganna (anche se con il brivido), è puntuale lo studente Egan Bernan all’esame di laurea con tanto di lode colorata di rosa. Filippo Ganna vince la cronometro finale, Egan Bernal trionfa al Giro d’Italia e alza il trofeo senza fine tra ali di folla con bandiere colombiane, tantissimi applausi e qualche lacrima di gioia.È stato un Giro entusiasmante anche se tanti campioni continuano a preferire la Francia, è stato un Giro che ha saputo esaltare l’Abruzzo con tre partenze e soprattutto l’arrivo di Campo Felice che ha vestito di rosa per il primo giorno Egan Bernal. Il colombiano quella maglia non la ha lasciata più.
Speranza Ciccone. Ed è stato un Giro che per lunghi tratti ha fatto sognare i nostri tifosi con un Giulio Ciccone che ha regalato fotografie d’Abruzzo nitide. Peccato che sia mancata la cornice per fare un quadro perfetto. A Giulio il compito di migliorare e di fare quello step finale per consacrarsi ai livelli che gli competono. Non è da tutti restare a ruota di Bernal a Campo Felice, battagliare con il colombiano a San Giacomo o arrivare a ridosso dei primissimi sullo Zoncolan e a Cortina. Certo, la caduta fa parte del gioco e ha rovinato i piani. Ma la sottile crisi dopo il giorno di riposo a Montalcino e altri piccoli segnali impongono una riflessione per fare quel salto di qualità che è nelle corde di Giulio.
Cataldo in vetrina. I flash di questo Giro sono da 9 in pagella, la continuità sulle tre settimane deve essere il prossimo obiettivo. Bene Dario Cataldo, il miglianichese della Movistar ha corso in appoggio a Soler e poi è andato a caccia di fughe. Non è arrivata la vittoria ma la solidità di Dario è una certezza che nessuno scalfisce.
La tappa di ieri. Vittoria come da pronostico per Filippo Ganna ma quanta paura per il campione del mondo delle crono che è stato costretto a cambiare bici a poche centinaia di metri dal traguardo per una foratura. Remi Cavagna era pronto a beffarlo ma è andato contro le transenne a 500 metri dallo striscione d’arrivo e ha chiuso a 12” dall’azzurro. Per Bernal è normale amministrazione. Fa una crono intelligente, perde 1’53” da Ganna e 30” da uno straordinario Caruso: può alzare al cielo il trofeo senza fine. Bravo Bernal, sei nella storia dopo aver messo la firma in calce alle due corse a tappe più importanti del mondo. E che dire di Caruso: ha fatto sognare la sua Sicilia ma anche tutta l’Italia che ama il ciclismo con il secondo posto nella generale e con quella cavalcata sull’Alpe di Motta che solo un campione può fare. Sì, Damiano si è iscritto nella lista dei campioni veri e poco importa se il suo curriculum non racconti tanti successi. Quando nella vita aiuti gli altri nell’albo d’oro di una grande corsa non figuri ma è come se fossi li con il nome inciso con inchiostro indelebile. Che Giro è stato? È vero, come succede spesso, non c’erano tutti i grandi campioni che invece andranno al Tour. Da Roglic a Pogacar, da Bennet a Van der Poel, da Thomas a Van Art in Italia saranno sempre graditissimi ma chi c’era ha vissuto e ammirato la corsa più dura del mondo nel paese più bello del mondo. Il Giro vero è iniziato a San Giacomo a due passi dall’Abruzzo (a voler essere pignoli e amanti della geografia lo striscione d’arrivo era proprio nella nostra regione) quando Bernal accelerò e per un attimo non andò a riprendere Gino Mader.
Abruzzo protagonista. Qualche giorno più tardi, qui ufficialmente nel cuore dell’Abruzzo, da Castel di Sangro a Campo Felice il primo squillo del colom- biano che sullo sterrato voluto da Andrea Mammarella sulle piste da sci ha attaccato, ha vinto e si è vestito di rosa. Quello fu anche il giorno che mise in copertina un Giulio Ciccone esaltante e che arrivò secondo solo ad un Bernal irresistibile. A Montalcino una serie di ubriacature con la maglia rosa sommelie r perfetto tra le colline sterrate e i suoi avversari alle prese con giramenti di testa che sapevano già di sentenze. Lo Zoncolan e le Dolomiti hanno confermato tutto, Sega di Ala ha riaperto il Giro ma solo per qualche ora perché Bernal ha subito messo le cose a posto sulle Alpi con un Martinez pilota perfetto e un Simon Yates troppo discontinuo per mettere paura davvero. Damiano Caruso: voto 10 per tanti motivi e c’è un’estate a cinque cerchi che lo aspetta. Che bella storia che ha raccontato sull’Alpe di Motta. La storia di un uomo che ha sempre lavorato per gli altri e che si è consacrato campione con stile ed eleganza. Bravo. E un bravo va al Giro d’Italia per la sua grande capacità di far battere il cuore all’Italia che ama il ciclismo. Il 2022 è già alle porte e l’Abruzzo bussa forte per avere ancora tante emozioni rosa. Che sia la Costa dei Trabocchi, Pescara (che manca da tanto tempo) o le splendide montagne poco cambia: l’importante è esserci e la nostra regione ci sarà.

