Boccacci sordo dalla nascita ma col fiuto del gol: riesco a capire tutto in anticipo rispetto agli altri

20 Marzo 2019

CELANO. Il bomber che parla con gli occhi. In molti si chiederanno se un sordo può giocare a calcio, ma soprattutto gonfiare la rete a ripetizione. Beh, la risposta è sì. Anzi: Mirko Boccacci. A...

CELANO. Il bomber che parla con gli occhi. In molti si chiederanno se un sordo può giocare a calcio, ma soprattutto gonfiare la rete a ripetizione. Beh, la risposta è sì. Anzi: Mirko Boccacci. A quasi 39 anni, il Marruvium ha in dote uno dei bomber più prolifici d’Abruzzo, ma con una marcia in più. Con la doppietta siglata domenica scorsa contro il Cerchio (sua ex squadra), l’attaccante di Celano ha toccato quota 201 gol in carriera.
Una storia nella storia quella di Boccacci, sordo dalla nascita, ma con la passione per il calcio che gli scorre nelle vene e che va oltre ogni barriera. Dai primi calci in una scuola modenese all’approdo in nazionale italiana sordi, passando per Celano, Fucense, Paterno, Cerchio, San Benedetto dei Marsi, ma soprattutto Capistrello, dove scrive la storia con i suoi gol portandolo per la prima volta in Eccellenza. Era il Capistrello del presidente Franco De Meis, estimatore del bomber celanese, ma soprattutto una figura importantissima per Boccacci: «A Capistrello gli anni più belli. Franco è stato come un secondo padre per me e mi ha sempre voluto con sé. In dieci anni ho fatto 95 gol, tra cui quelli nei play off che hanno regalato al Capistrello la prima volta in Eccellenza. Momenti stupendi che ricordo sempre con piacere». Dal granata all’azzurro il passo è breve. Attaccante di riferimento della nazionale sordi, Boccacci conquista gli europei di Oslo nel 1999, battendo la Francia per 2-1. In quella competizione realizzò due reti decisive nella semifinale vinta con l’Ucraina per 4-0. Poi nel 2001 la medaglia d’oro alle Deaflympics di Roma (olimpiadi per sordi), conquistata nella finalissima vinta con la Germania per 2-0. Per anni il bomber del Marruvium ha rappresentato uno dei punti di forza della nazionale; infatti è andato vicinissimo al secondo europeo nel 2003, quando a Malaga perse la finale. E poi il sesto posto alle olimpiadi di Melbourne nel 2005. È sposato con Manola e papà di due bambini, Simone di 6 anni e Filomena di appena 10 mesi. «Devo tanto a loro e ai miei genitori che mi sono sempre stati vicini. Dedico a loro questo record». Al Marruvium ha ritrovato il suo amico Nico Fidanza, attaccante, con cui ha un rapporto tutto speciale: «Ho sempre sognato di vincere un campionato insieme a lui e ci sono riuscito nel 2010 a Cerchio. Ci intendiamo a meraviglia». All’apparenza potrebbe sembrare difficile per un ragazzo sordo giocare a calcio, ma lui dribbla così: «Per me è tutto normale. Solo qualche volta non mi accorgo del fuorigioco e proseguo l’azione, ma non capita spesso. Riesco a capire tutto in anticipo rispetto agli altri. Ho sviluppato una visibilità maggiore rispetto ai miei compagni e riesco ad avere una visione diversa. Posso dire che parlo con gli occhi». Fuori dal rettangolo di gioco, Mirko è un appassionato di computer e dal 2009 lavora a Roma come programmatore informatico: «Tutti i giorni esco di casa alle 5,30 e vado a Roma in treno. Torno a casa alle 18 e poi mi dedico alla famiglia e agli allenamenti».
Riccardo Di Persio
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