Boninsegna, l’eroe del 4-3 «Serve la fame dell’Azteca»

1 Luglio 2016

Il bomber sbloccò la partita del secolo e firmò l’assist per il gol finale di Rivera «Se giochiamo come con la Spagna passiamo noi, basilare il blocco Juventus»

Non è una partita come le altre. È una storia infinita, il derby d'Europa o addirittura del mondo visto che da un po’ di tempo il Brasile fa cilecca. Italia-Germania di nuovo allo specchio, i più bravi contro i più forti. Una sorta di finale anticipata. A dire il vero finale in tutto e per tutto lo è stata in quella notte d’estate del 1982, ma le partite da leggenda sono state tutte in semifinale. Quella del 2012 con SuperMario Balotelli statua imbattibile, quella del 2006 con un Cannavaro monumentale, quella del 1970 che passò alla storia come la partita del secolo. All’Azteca di Città del Messimo c’è una targa che ricorda quella sfida epica, segno indelebile di un qualcosa di unico, irripetibile. Ad aprire le danze in quel 4-3 da urlo fu Roberto Boninsegna. Un bomber di razza, di quelli che ormai non esistono più. Per Bonimba (soprannome inventato dalla penna di Gianni Brera) quella con la Germania è una partita speciale.

Boninsegna, partiamo dal presente. Le piace questa Italia?

«Molto. Con la Spagna ho visto una squadra attenta, precisa in ogni dettaglio della partita. A conti fatti il 2-0 finale ci sta pure stretto, si poteva dilagare. Questo perché la concentrazione e la cattiveria agonistica erano a livelli incredibili».

Una squadra a immagine e somiglianza del suo allenatore.

«Di solito fatico ad esaltare i tecnici, credo infatti che una squadra se riesce a raggiungere traguardi importanti lo fa solo perché ha dei giocatori di livello. Conte però è un vincente e riesce a caricare la squadra come pochi altri sanno fare. Ha puntato molto sui valori espressi dal campionato: il blocco Juve è una garanzia, ha fatto bene a riproporlo compatto anche in Nazionale».

Ora c'è l'ostacolo Germania. Conte ha detto che servirà un'impresa titanica. È d'accordo?

«Fino a un certo punto. Se giochiamo come con la Spagna possiamo farcela. L’attenzione e l’applicazione faranno la differenza».

Per lei sarà una partita speciale. La mente per forza di cose corre a quel 17 giugno del 1970 allo stadio Azteca. Quali sono i suoi ricordi indelebili della partita del secolo?

«Il mio ricordo principale è legato ai 90 minuti regolamentari. Segnai in avvio e poi ci preoccupammo principalmente di difendere con ordine. Qualche contropiede, ma poca cosa. Se vogliamo dirla tutta non fu un partitone. Il pari a tempo quasi scaduto diede vita a una gara completamente diversa, incredibile. Mai visti tanti ribaltamenti in così poco tempo. Quando abbiamo incassato il gol del 3-3 avevamo ancora delle forze nelle gambe e avevamo “fame”. Fu quella la chiave».

Fu lei a servire l'assist a Rivera per il 4-3 che ci portò alla finale persa con il Brasile di Pelè, tra l’altro con rete dell’iniziale vantaggio firmata proprio Boninsegna...

«Ci fu un lancio di Facchetti e io presi il pallone in fase offensiva. Devo essere sincero, io volevo andare a segnare. Sbagliai l'aggancio e mi ritrovai in posizione defilata. A quel punto non mi restava altro da fare che metterla in mezzo e sperare. Io Rivera non lo avevo visto, ma sapevo che qualcuno poteva farsi trovare in quella zona. Andò bene».

Torniamo a Euro 2016. Qual è il pronostico di Boninsegna?

«Ci sarà da soffrire, ma se giochiamo come sappiamo ce la faremo. Ne sono sicuro».

@gabbiandrea

©RIPRODUZIONE RISERVATA