Buffoni l’ha lanciato: Marco è sempre se stesso e ora sa pesare i calciatori

PESCARA. Adriano Buffoni se lo coccola davanti alla televisione. Nel tempo quello che era il suo allievo è diventato l’allenatore del Milan. Nell’estate del 2001 è stato lui a dare fiducia a Marco...
PESCARA. Adriano Buffoni se lo coccola davanti alla televisione. Nel tempo quello che era il suo allievo è diventato l’allenatore del Milan. Nell’estate del 2001 è stato lui a dare fiducia a Marco Giampaolo, a Giulianova. A fargli fare lavoro di campo. Sulla carta era il tecnico di Vittorio Veneto l’allenatore dei giallorossi del presidente Alessandro Quartiglia; in realtà, il lavoro di campo lo faceva Marco Giampaolo, reduce dalla parentesi pescarese dove aveva svolto il ruolo di osservatore prima e di vice allenatore poi. Ma solo a Giulianova con Adriano Buffoni ha avuto modo di incidere nel lavoro. «Gli ho dato modo di sviluppare le sue qualità», ricorda Adriano Buffoni, oggi 78enne dal suo buon ritiro di Vittorio Veneto. «Lui era bravo, si vedeva. Aveva delle idee. Mi piacevano e lo lasciai fare. Programmavamo insieme il lavoro e poi lui lo portava avanti in mezzo al campo durante la settimana».
Quali sono le doti che gli riconosce?
«Essenzialmente due. In primis, sa capire le persone che ha di fronte. Le analizza e le valuta, sa che cosa gli possono dare sia sul piano umano che professionale. Sembra una cosa ovvia, ma per un allenatore è tutto. Per questo motivo Marco è arrivato così in alto nel corso degli anni».
L’altra?
«Ragiona di testa sua. Non si fa condizionare dalle pressioni esterne. Ha quella lucidità necessaria per dividere i fatti dalle chiacchiere. Mica poco!».
Nel corso degli anni siete rimasti in contatto?
«Certo, Marco è una persona squisita. Abbiamo mantenuto un ottimo rapporto. Ogni tanto ci sentiamo al telefono e mi rendo conto che per lui il lavoro è aumentato in maniera esponenziale».
Ora deve rilanciare il Milan.
«È l’ideale. Nel corso degli anni ha imparato a lavorare sulla base delle caratteristiche dei giocatori. Ai quali cerca di trasmettere i suoi concetti di gioco. È bravo».
Lei si sente lo scopritore di Giampaolo allenatore?
«No, assolutamente. Io gli ho dato la possibilità di esprimere le sue qualità. Ma se non ci fossi stato io, lui comunque le avrebbe messe in mostra, prima o poi. Di certo, mi sono reso conto del suo valore e l’ho aiutato a spiccare il volo».
Se fosse un tifoso del Milan si sentirebbe tranquillo con Giampaolo in panchina?
«Tranquillissimo, sia per le doti umane che per quelle professionali. Tra i suoi pregi c’è quello di restare sempre se stesso. Lo ha imparato a sue spese nel corso della carriera. Ha avuto dei passaggi a vuoto, ma Marco non si è mai piegato, è rimasto sempre se stesso e questo alla lunga ha pagato».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

