Cangiano, gol in famiglia: «Qui per andare in serie B»

L’esterno decisivo contro l’Arezzo ha il padre allenatore e il fratello calciatore «L’esordio in serie A grazie a Mihajlovic, a Pescara impressionato da Zeman»
PESCARA . Il Pescara e Zeman nel destino. Gianmarco Cangiano sulle orme di un illustre predecessore: Lorenzo Insigne. Lo scugnizzo esploso all’Adriatico nel 2011/2012 è il suo punto di riferimento calcistico da sempre, i due hanno le stesse origini, lo stesso ruolo e caratteristiche praticamente identiche. A partire dalla grande qualità tecnica. Anche l’attuale attaccante biancazzurro, come il collega del Toronto FC, ha grande abilità nell’uno contro uno, ama ricevere la palla tra i piedi per dare libero sfogo alla fantasia. Il 2001 napoletano eredita dal papà, Salvatore, la passione per il calcio. Sasà Cangiano ha speso una vita sui campi da calciatore prima e allenatore poi (ha militato in Serie C e in Serie D prima di sedersi in panchina). Anche il fratello maggiore Riccardo, 27 anni, continua a macinare chilometri nei dilettanti. «Mio padre è il mio vero idolo, mi ha trasmesso la passione e mi ha insegnato tutto». Gianmarco, però, ha qualcosa di speciale, un dono.
I primi calci. Se ne accorge Bruno Conti, che lo porta a Trigoria a soli nove anni. Un provino basta per entrare nelle giovanili della Roma. In giallorosso viene subito soprannominato “Magic Box” (come Gianfranco Zola ai tempi del Chelsea). Campione d'Italia con l'Under 17 della Roma, poi le magie con la Primavera (14 gol e 6 assist in 29 presenze). Eusebio Di Francesco lo convoca in prima squadra contro Spal e Milan senza però riuscire a farlo esordire. Quando è tutto pronto per il grande salto, il Bologna mette sul piatto un milione e mezzo e lo strappa alla concorrenza. Un anno in Primavera in Emilia, ovviamente devastante e condito dal debutto in A grazie a Mihajlovic. «Un incontro speciale nella mia vita, è stata una fortuna conoscerlo. Mi ha regalato un momento unico come l'esordio in A e gliene sarò sempre grato» . Ma non basta per il salto in serie A. Inizia il valzer dei prestiti. Lui non lo sa, ma gli astri hanno già scritto il suo percorso e hanno previsto per lui la tappa decisiva.
In biancazzurro. La stessa del suo idolo Lorenzo Insigne: Pescara. Sembra tutto un segno del destino. All’esordio gol decisivo sfiorato a Perugia. Nella prima all’Adriatico una prodezza da tre punti contro l’Arezzo. “Magic Box” è tornato. «Un’emozione grandissima, davanti a questo pubblico e ai nostri tifosi. Mi è mancato davvero poco a Perugia. Non so come sia stato possibile che il pallone non sia entrato. Non me lo spiego. Mi sono riscattato, dopo aver rivisto mille volte il video di Perugia. Le occasioni per far bene ci sono sempre, stavolta l’ho sfruttata», dice il 21enne attaccante. Entrato nella ripresa, ha lasciato il campo in anticipo. Ma nessun allarme: «Dopo il gol ho avuto mal di stomaco, non so cosa sia stato. Ho dato tutto fino alla fine, fino a quando ho potuto. Poi ho dovuto chiedere il cambio perché era fondamentale difendere e non ce la facevo ad aiutare la squadra».
Sulle orme di Insigne. A Pescara sognano di vedere il nuovo Insigne: «Sono un esterno sinistro, di piede destro, a cui piace rientrare e calciare in porta, fare tagli ed entrare in area a concludere. Con questo sistema di gioco posso sfruttare al massimo le mie caratteristiche e sono contentissimo di questo. Del mister ho sentito parlare fin da quando ero bambino, al mio arrivo a Roma. Lì ha lasciato il segno e lo ricordano tutti. In campo mi ha impressionato per il modo in cui prepara la partita durante la settimana». Proprio come “Lorenzo Il Magnifico” della prima zemanlandia. Cangiano è già passato dalla B e da un importante campionato estero (Eredivisie). Come mai ha accettato la C? «L’ho accettata perché può essere un’esperienza importante e perché giocare a Pescara, per il Pescara, per questa maglia, è un onore. Questo club non c’entra nulla con questa categoria. Farò di tutto per riportarlo dove merita. Il passato ormai è alle spalle: qualcosa non è andato nelle mie ultime esperienze, anch'io potevo fare di più. Ma non ho sentito la fiducia, che qui invece mi hanno fatto sentire appena sono arrivato».
Orlando D’Angelo
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