Caruso orgoglio azzurro Oggi è la festa di Bernal

30 Maggio 2021

Il siciliano trionfa sull’Alpe di Motta, il colombiano blinda la maglia rosa

MADESIMO. «Te vojo bene assai…». Cantava così Lucio Dalla nel suo Caruso. Ma ieri è stata tutta l’Italia che ama il ciclismo a voler bene a Damiano Caruso che, non solo ha coronato il suo sogno chiamato podio, ma ha vinto da grande campione sull’Alpe di Motta staccando Bardet e mantenendo a distanza la maglia rosa di Egan Bernal. «Te vojo bene assai», gridano anche dalla Colombia perché Bernal nei 30 km della crono di oggi a Milano può godersi il suo trionfo e iscriversi nella lista dei pochissimi privilegiati che hanno vinto Giro e Tour.
La tappa di ieri? Da un lato la bellezza del Lago Maggiore e perché no la voglia di farsi un tuffo dopo settimane di fatiche al via da Verbania, dall’altro lo sguardo della neve a mettere paura per l’ultimo arrivo in salita. Yates lo guarda con attesa, Bernal un po’ meno ma sa che è l’ultimo ostacolo per la rosa di Milano.
Simon Yates però ha trovato l’ennesima giornata no di questo Giro versione double face: il colombiano e Damiano Caruso ringraziano e possono festeggiare. Prima della lunga ascesa verso il passo di San Bernardino si forma il gruppetto per la fuga di giornata. Tra i tanti ecco Giovanni Visconti e il vincitore di un’edizione del Matteotti, Vincenzo Albanese. Ma se il gruppo in un primo momento ha sonnecchiato, poi ha iniziato ad imporre un ritmo che non faceva certo stare tranquilli gli uomini davanti. La Ineos è compatta, Bernal protetto mentre Deceunink e Bike Exchange studiano la grande azione. Ma è sulla discesa che cambia il copione: né Yates né Almeida, ma la Bahrein di Caruso e la Dsm di Bardet lanciano l’attacco da lontano. Il Giro si infiamma, dalla Sicilia sognano la grande impresa e in un amen Romain Bardet scortato da due compagni di squadra e Damiano Caruso in scia a Pello Bilbao (vincitore all’Aquila nel 2019) si riportano nel gruppetto di testa.
Cosa fa la Ineos dietro? Sacrifica Moscon per non far allontanare troppo i fuggitivi. Alla maglia rosa restano solo Narvaez, Castroviejo e Martinez, mentre Yates sonnecchia come nella prima parte del Giro. Inizia il Passo dello Spluga, il vantaggio dei battistrada è sempre intorno ai 30”. Dietro tocca a Castroviejo, nel gruppo maglia rosa c’è anche Dario Cataldo che sale con un bel passo e resta con i top player. Davanti però allungano e restano solo in quattro, Pello Bilbao è strepitoso e Bernal deve sacrificare anche Narvaez: impossibile far allontanare troppo Caruso. Al Gpm una scena che concilia con il ciclismo: Bardet ha bisogno della borraccia, gli viene passata dalla Ag2r: avversari su strada, amici sempre. Brivido per la Ineos in discesa: attacca Vlasov con Bernal e Narvaez che lo seguono. Arrivano anche Yates e Almeida, ma resta staccato Martinez. Cosa fare? Il professor Bernal le indovina tutte: si rallenta per aspettare il miglior scalatore e poco importa se davanti guadagnano altri secondi. Ed infatti sui 7.5 km finali verso l’Alpe di Motta e verso la fine delle salite di questo Giro, l’ultimo uomo di Bernal si mette a fare l’andatura. E sono dolori per tutti. Bernal sorride, davanti iniziano a perdere terreno, Yates non ce la fa e il colombiano sta mettendo il sigillo al suo giro. Davanti Pello Bilbao si sposta, Caruso regala una delle scene più belle di questo Giro: una pacca sulla schiena per ringraziare il compagno di squadra prima di menare forte per andare a conquistare il suo sogno.
Caruso, lui che ha fatto quel lavoro per una vita, sa cosa vuol dire sacrificarsi per far vincere un altro. Ora è testa a testa con Bardet: il francese non dà cambi ( ma è al gancio), dietro Martinez sale che è una meraviglia portando in carrozza Bernal e mandando all’inferno Yates e Almeida. Caruso continua, Bardet perde una pedalata: un quadretto che ricorda Pantani contro Tonkov sull’Alpe di Pampeago nel 1998: ok, la posta in palio era diversa ma fateci essere dei romantici sognatori. Caruso se ne va, Bardet alza bandiera bianca e per il siciliano il sogno tanto accarezzato è catturato e chiuso dentro al cuore. Vince da solo a braccia alzate e con un filo di voce racconta. «Oggi sono l’uomo più felice del mondo». Non servono altre spiegazioni mentre Bernal stacca tutti e chiude secondo. Bravissimo il colombiano che ha sofferto solo a Sega di Ala e può dormire sonni tranquilli in vista della crono di oggi. Verso Milano saranno 30 km completamente pianeggianti. Un biliardo dove la pallina con scritto Filippo Ganna correrà a velocità stratosferica. Quella rosa di Bernal andrà un po’ più piano, ma arriverà sana e salva all’esame di laurea con il mondo del ciclismo che si metterà in piedi per applaudire il colombiano che sta per entrare nella storia del ciclismo con la doppietta Giro e Tour. Per provarla nello stesso anno, impresa che è riuscita a pochissimi, Bernal si sta attrezzando ma ad oggi Tadej Pogacar non sembrerebbe essere tanto d’accordo.