Chieti, Trevisan si tira fuori: «Non ci sono le condizioni»

L’ex patron rinuncia al ritorno: «È chiara la volontà di Di Giovanni di non darmi la società» La replica del presidente: non mi ha mai chiamato, ha solo inviato una mail vaga e generica
CHIETI. Giulio Trevisan si tira fuori. Sfuma il ritorno dell’imprenditore teatino alla guida del Chieti. L’ex patron neroverde fa un passo indietro e rinuncia a riprendere la società. I motivi - secondo la versione di Trevisan - sono due: la chiusura di Di Giovanni ad avere qualsiasi contatto con lui e la mancanza dei tempi necessari per la trasformazione della società in srl. Tra i due ormai è rottura totale e scoppia la polemica. «Per me la questione si chiude qui», annuncia Trevisan. «È chiara la volontà del presidente Filippo Di Giovanni di non volermi dare la società perché mosso da risentimenti personali. Prendo atto con rammarico della sua decisione di non organizzare un incontro per dare continuità alla trattativa di cessione del Chieti Fc 1922 al gruppo da me rappresentato. Evidentemente quanto discusso durante e al termine del campionato scorso non erano accordi, bensì rappresentavano solo chiacchiere da bar». Il riferimento è alla mancata trasformazione della società da associazione sportiva dilettantistica in società sportiva a responsabilità limitata. «Un requisito fondamentale per il mio ritorno», dice Trevisan, «che a causa dell’atteggiamento del presidente ad oggi non è più possibile in quanto i tempi sono ormai ridotti. Inoltre, per poter prendere seriamente in considerazione un passaggio di consegne, è necessario avere a disposizione i dati contabili della società». Nei giorni scorsi, l’ex presidente neroverde aveva formulato una proposta a Di Giovanni tramite il suo avvocato. «La mia proposta poggiava le basi sull’assunzione dei debiti maturati nel corso della stagione sportiva appena trascorsa ed ho ritenuto quest’offerta più che onorevole, avendo io sostenuto nella quasi totalità, sia a livello personale che attraverso la mia azienda, i campionati 2016-2017 e 2017-2018. Al di là del dispiacere per l’epilogo di questa vicenda», conclude Trevisan, «ringrazio tutte le persone che hanno voluto dimostrare la vicinanza e il sostegno per questo tentativo. Un ringraziamento va agli 89 Mai Domi con cui sono state superate le incomprensioni della stagione passata e nell’interesse del Chieti abbiamo lavorato per iniziare un percorso di cambiamento solido e duraturo. È chiaro a questo punto che gli interessi vanno in altre direzioni. Ciò che accadrà da oggi in poi, nel bene o nel male, porterà in modo indelebile la responsabilità di chi queste scelte o non scelte compie».
La replica. «Trevisan non mi ha mai chiamato», risponde il presidente Di Giovanni, «non ho mai parlato con lui. La mail inviata dal suo avvocato è formulata in maniera tale da non creare i minimi presupposti per un incontro. In ogni trattativa, che smentisco essere mai esistita, la prima cosa da fare è sentirsi e stabilire le regole del gioco. Non si può affermare in un clima del genere - sul quale ci sarà tempo di parlare - di costruire un dialogo con una mail vaga e generica e priva di qualsiasi fondamento costruttivo. Sono abituato, nel momento in cui sono realmente interessato a qualcosa, ad alzare il telefono e a chiamare l’interlocutore», dice Di Giovanni. «Questo Trevisan non l’ha mai fatto e credo che non avrei avuto problemi a parlare con lui. Parlare tramite avvocati e mail ha alzato un muro tra le parti che non capisco visti i rapporti personali e visto che le nostre aziende si trovano a 500 metri di distanza». «Perchè avrei dovuto chiamarlo io quando per un anno intero, quasi tutti i giorni, si è presentato nella mia azienda senza preavviso?», replica Trevisan. «La mia proposta è stata fatta tramite avvocato: attaccarsi alla mancata telefonata non ha senso».
Gli scenari. Con Trevisan fuori dai giochi, resta in piedi la pista Attilio Di Stefano. La trattativa con l’ex presidente della Civitanovese va avanti, ma il clima ostile della tifoseria organizzata - che non vuole Di Stefano - congela la fumata bianca. A 25 giorni dalla scadenza dei termini per l’iscrizione alla serie D, insomma, il futuro del Chieti resta incerto.
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