Ciccone: ci tenevo a vincere ma sono contento lo stesso

Il corridore teatino: «Fiducioso per il futuro». Cataldo: una tappa stupenda
ROCCA DI CAMBIO. Quando Egan Bernal ha ringraziato Gianni Moscon per il prezioso lavoro svolto e ha inserito il turbo, un uomo solo gli ha tenuto la ruota: è abruzzese, pedalava che era una meraviglia e si chiama Giulio Ciccone. Nella frazione fino a questo momento più bella del Giro, il talento abruzzese ha saltato Vlasov, ha staccato Evenepoel e si è inchinato solo al vincitore del Tour 2019 protetto da una Ineos versione corazzata. Il secondo posto di Campo Felice ha consacrato Ciccone nell’élite del ciclismo e anche i più scettici devono cominciare a ricredersi.
Subito dopo la tappa ti aspetti un Giulio Ciccone contento e felice dopo questo risultato (forse il primo vero squillo da grande capitano in carriera per come si è sviluppata la corsa) ma ti ritrovi un ragazzo dal volto arrabbiato e un po’ dispiaciuto. «Arrivare secondo è difficile da accettare quando puoi vincere e stai pedalando sulle strade di casa», dice. Poi però cambia il tono di voce e arrivano parole al miele e forse più corrette per dimensionare una giornata che ricorderà sempre con piacere. «Se guardo comunque nel complesso sono molto soddisfatto perché era una tappa importantissima, una tappa dove servivano gambe. La mia condizione è molto buona e cresce la fiducia per i prossimi giorni». La tappa di oggi ha sostanzialmente cambiato la generale: Bernal si è vestito di rosa, Ciccone è salito al quarto posto e inevitabilmente il discorso prende la direzione classifica. «Ho fatto un piccolo balzo avanti (in realtà il salto è grande, mica è da tutti piombare nella top five, ndc), abbiamo visto che Bernal è il corridore che va più forte e ora la Ineos avrà anche il compito di tenere in mano la corsa. Noi dobbiamo cercare di sfruttare al massimo questa situazione e giorno per giorno dobbiamo prendere le nostre decisioni».
Giulio prende fiato e con lucidità inizia a raccontare la tappa svelando anche un aneddoto. «All’inizio non si mollava una pedalata e vi dico che ho avuto anche un attimo di sofferenza. È stata proprio una tappa dura, domani (oggi, ndc) sarà lo stesso e poi finalmente un attimo di riposo». Ciccone saluta, scappa direzione pullman, guarda con invidia i buoni arrosticini che i tifosi hanno portato e vola in camera per i massaggi e per studiare la nuova strategia. Verrebbe da dire: una fuga in meno e un uomo in più al fianco del capitano e con la classifica ridisegnata ieri dovrebbe essere logica conseguenza. In fondo il podio Ciccone lo ha messo nel mirino e se sarà un obiettivo condiviso, sognare non è impossibile.
Tanti applausi anche per Dario Cataldo: è un Abruzzo che pedala forte, ora non ci sono più dubbi. Cataldo analizza con estrema lucidità la frazione e con un’intelligenza da professore delle due ruote. «Ho provato la fuga, avevo questa chance sulle strade di casa ma non sono riuscito ad entrare nel gruppo che ha preso il largo. Da quel momento mi sono messo a disposizione del capitano Soler. L’azione a Rocca di Cambio? Conoscevo bene le strade e sapevo che la discesa poteva creare problemi e ho preferito andare in testa al gruppo per anticipare le altre squadre prima dell’ultima salita. Poi il finale lo avete visto tutti. Giulio? Va davvero forte».
Cataldo poi dà i voti alla frazione di ieri. «Devo dire che è stata bellissima, voto altissimo. Senza pendenze esagerate, tecnicamente molto bella. Per l’Abruzzo altro esame superato». Parola di professore, il buon Andrea Mammarella che ha pensato lo sterrato finale può dormire sonni tranquilli. E per chiudere il portacolori del team Movistar ci racconta la terribile caduta di Mohoric per fortuna senza gravi conseguenze sulla discesa di Passo Godi. «Ero subito dietro a Matej quando ho visto che ha perso il controllo della ruota posteriore e ha fatto una caduta terribile. Per fortuna sta bene, ma che spavento!».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

