Da una notte magica segnali importanti per il Pescara del futuro

9 Giugno 2014

di Antonio De Leonardis Quarant'anni di biancazzurro, tutto in una notte, tra ricordi che non si cancellano, emozioni lontane che rispuntano come fosse ieri, l'ultima impresa del Capitano,...

di Antonio De Leonardis

Quarant'anni di biancazzurro, tutto in una notte, tra ricordi che non si cancellano, emozioni lontane che rispuntano come fosse ieri, l'ultima impresa del Capitano, probabilmente la più bella perché del tutto inedita in una città che col tempo fa sempre più fatica a ritrovare e riconoscere le sue radici. Vincenzo Zucchini ha fatto ancora centro, come e più di quel 9 giugno del '74 (giusto 40 anni fa appunto) quando sotto la curva sud segnò di testa il gol al Lecce che ipotecava la promozione in serie B del Pescara. Quel giorno entrò nel cuore della tifoseria pescarese e non ne è più uscito. Nel suo nome si sono ritrovati tutti insieme all'Adriatico i protagonisti dei tanti trionfi che hanno accompagnato la sua vita, da Gianfranco De Marchi che gli lasciò la fascia di capitano chiudendo il ciclo, anch'esso indimenticabile, di Tom Rosati, fino a Zeman, passando per Totò Lopez e Serato, Andreuzza e Bruno Nobili, il compagno di sempre, Tacchi e Marinelli, Pagano e Berlinghieri, Nobile e Righetti, Gelsi e Camplone, Allegri e Massara, Baldi e Terracenere, Gessa e Bonanni, Capuano e Bocchetti, Di Francesco e Galeone. Un avvenimento unico per la Pescara del pallone, non capitò nemmeno per l'addio di Leo Junior che pure riempì l'Adriatico. Quasi un lungo filo ad unire generazioni di calciatori che proprio da queste parti hanno trovato alcune delle soddisfazioni più belle della loro carriera, in un clima che pure sembra lontano anni luce da quello al veleno che ha caratterizzato le più recenti stagioni. E' senz'altro vero che non si può vivere solo di ricordi, ma certo non è sbagliato affermare che i ricordi sono la molla che ci permette di andare avanti. Ed è appunto questa la riflessione che spunta dalla notte all'Adriatico nel segno di Vincenzo Zucchini. I momenti più belli di questi 40 anni di pallone (e sono stati tanti) hanno una radice comune: il gioco, la capacità di divertire, di regalare emozioni, anche al di là del risultato. Come capitò quella domenica di giugno del '74 con l'1 a 1 col Lecce firmato da Zucchini, o quel pomeriggio di Coppa dell'88 con tutto lo stadio ad applaudire i biancoazzurri di Galeone dopo il 2 a 6 con la Juve, o il 4 a 5 contro il Milan di Capello o ,ancora, il 4 a 2 subito a Torino dal Pescara di Zeman. Emozioni forti, come negli spareggi vinti con Cadè e Angelillo, un comune denominatore a stemperare delusione o paura di non farcela: la certezza di poter contare su una squadra inattaccabile sul piano dell'impegno, della volontà di giocarsela contro qualsiasi avversario, senza rinunciare alle sue qualità per discutibili scelte tattiche. E da lì allora che bisogna ripartire, facendo tesoro dei ricordi che affiorano dalla notte del Capitano. Un calcio propositivo, lasciando al campo il giudizio per eventuali ambizioni, un organico che abbia nelle corde una scelta tecnica di questo tipo, ovviamente un allenatore che sia orientato a portare avanti con coraggio un progetto del genere. Se sarà Zeman, ben venga ovviamente, visto quello che ha saputo mostrare nella fantastica cavalcata verso la serie A, se non sarà lui avanti lo stesso senza fasciarsi la testa, nel ricordo di altre stagioni altrettanto felici con Rosati e Galeone e magari prendendo a modello quello che è riuscito a fare Eusebio Di Francesco nei suoi due campionati alla guida del Sassuolo. Il calcio che vogliono i tifosi pescaresi è semplice, basta saperlo interpretare.

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