Di Francesco re di Roma: ho fatto una cosa da pazzi

12 Aprile 2018

Il tecnico e il cambio di modulo che ha messo ko il Barcellona: «Fosse andata male mi avrebbero ammazzato, ma non mi interessa. Ora dobbiamo andare in finale»

ROMA. Non si parla che di Eusebio Di Francesco, in Abruzzo, in Italia e nel mondo. La sua popolarità è schizzata alle stelle dopo la rimonta e l’eliminazione del Barcellona. Un’impresa che porta la firma del tecnico di Giovanni Teatino che ormai ha definitivamente conquistato Roma. Dopo il 4-1 al Camp Nou su WhatsApp ha impostato l'immagine di una montagna con la scritta «se fosse facile lo farebbero tutti». Ecco, non è stato facile, ma alla fine Eusebio Di Francesco ce l'ha fatta, ha scalato il Barcellona nella maniera più incredibile, accantonando il fidato 4-3-3 e scommettendo tutto sull'inedito 3-4-2-1. «Fosse andata male mi avreste ammazzato ma non mi interessa, io sono un pazzo», ha confessato a caldo, riconoscendo che «un allenatore che fa una cosa del genere in una partita del genere la fa a suo rischio e pericolo». Ma Di Francesco non è uno che ha paura ad assumersi le proprie responsabilità, confida nel lavoro che sta portando avanti a Trigoria, e soprattutto non ha mai smesso di credere alla remuntada. Il pari col Bologna, i successivi ko col Barca e con la Fiorentina sabato lo hanno convinto a tentare l'azzardo. «Ogni tanto ho preso gli schiaffi ma ho saputo sempre reagire», ha rivendicato l'abruzzese, elogiato dal presidente Pallotta («quello che ha fatto cambiando tatticamente è stato brillante, non penso che il Barcellona se lo aspettasse») e indicato da Monchi come artefice della qualificazione in semifinale di Champions League. Il direttore sportivo d'altronde è il primo tifoso di Di Francesco, lo ha scelto per la Roma dopo averne seguito le mosse al Sassuolo, e adesso ne evidenzia le qualità rivelando anche un retroscena. «Lunedì sera avevo parlato con lui perché non avevo seguito l'allenamento a Trigoria a causa di un appuntamento. L'ho chiamato per sapere come era andato e lui mi ha risposto “tutto bene, i ragazzi sono pronti”, e poi mi ha detto che cambiava un po’ il modulo mettendo la squadra col 3-4-3 per fare qualcosa di diverso e aumentare la fisicità», racconta Monchi, facendo notare che «è stata una scelta difficile perché quando arriva una partita del genere fare una cosa diversa da quella che si fa sempre è rischioso». E col Barca era tutt'altro che un rischio calcolato, ma Di Francesco «lo ha preso perché era convinto, e questo fanno gli allenatori, devono prendere decisioni diverse da quelle che possiamo pensare noi altri». E così è nata la notgte magica. «Fa piacere aver lasciato una traccia nella storia del club e del calcio italiano, ma ora continuiamo a sognare», è intanto il mantra di Di Francesco che punta a cime ancor più irraggiungibili. La finale di Kiev è un obiettivo dichiarato, «ma prima c'è da vincere il derby». La Lazio è avvisata.