Di Rocco: l’Abruzzo resta sempre un punto di riferimento per il ciclismo

PESCARA. I riflettori del ciclismo italiano nel fine settimana saranno puntati sull’Abruzzo, in particolare sul Teramano - tra Notaresco e Castellalto - dove si correranno le gare per l’assegnazione...
PESCARA. I riflettori del ciclismo italiano nel fine settimana saranno puntati sull’Abruzzo, in particolare sul Teramano - tra Notaresco e Castellalto - dove si correranno le gare per l’assegnazione delle maglie tricolori femminili, Elite e Juniores. Ci sarà anche il presidente federale Renato Di Rocco e - dice - «per me sarà come tornare a casa visto che mi sento abruzzese in virtù delle mie origini marsicane (i genitori sono di Sante Marie, ndr)». Per l’occasione, con il Centro, ha fatto il punto della situazione sul mondo delle due ruote.
Di Rocco, come mai gli assoluti femminili nel Teramano?
«Era doveroso omaggiare una campionessa come Marta Bastianelli per i grandi successi conseguiti che danno lustro al ciclismo italiano. So che ha avuto qualche problema fisico che gli ha fatto saltare il Giro d’Italia. Spero che rientri per l’occasione, d’altronde lei sa farsi sempre trovare pronta per gli appuntamenti che mette nel mirino. E poi l’assegnazione degli assoluti rappresenta anche un riconoscimento alla famiglia De Patre, da sempre vicina al ciclismo e impeccabile sul piano organizzativo».
Nonostante gli affanni finanziari, l’Abruzzo coltiva sempre la trazione nel ciclismo.
«Ho appena sentito Stefano Giuliani che sta organizzando e rilanciando il trofeo Matteotti con il sostegno di Daniele Sebastiani. All’Abruzzo abbiamo assegnato i tricolori di mountain bike a Aielli. La regione esprime numeri e qualità che la pongono come un punto di riferimento per la federazione. Tra l’altro, c’è sempre il raccordo con il presidente del comitato regionale Mauro Marrone che sta svolgendo un gran lavoro anche a livello giovanile. L’Abruzzo continua ad avere una bella presenza».
É notizia di qualche giorno fa l’abbandono del team Continental Nippo Vini Fantini.
«Il primo ad essere dispiaciuto sono io, ma il team ha un manager (Valentino Sciotti, ndr) che conosce certe dinamiche. Sa che oggi per competere in campo internazionale occorre investire. Sa che serve un cambio di passo, visto che all’estero il livello è molto alto. So che altri team si sono attrezzati per resistere alla riforma Uci. La Nippo Vini Fantini ha deciso diversamente, ma so che comunque il marchio potrebbe restare presente nel nostro mondo».
Il ciclismo italiano soffre.
«Facciamo fatica perché soffre il sistema economico italiano. E altrove esistono condizioni più favorevoli per fare sport. Ad esempio, agevolazioni fiscali. Però, non è tutto da buttare. Vorrei ricordare che ci sono 51 corridori italiani nelle squadre World Tour. Solo il Belgio ne conta di più. A livello femminile, inoltre, i risultati non mancano. Il momento è difficile, ma c’è un’attività di base solida che ci garantisce il futuro».
Che cosa c’è all’orizzonte?
«La federazione continua a fare la formazione dei tecnici e la strada maestra è quella della multidisciplina. Bisogna saper fare di tutto con la bicicletta sin da bambini, non esiste solo la strada. La semina va allargata per poi pensare di avere un raccolto migliore».
In Abruzzo resiste il trofeo Matteotti.
«È la gara più a sud nel calendario ciclistico italiano. È il fiore all’occhiello dello sport pescarese e abruzzese. Conserva il fascino della tradizione e ha un albo d’oro molto appetito. Apprezzo lo sforzo del presidente Sebastiani e dei suoi dirigenti per alimentare una grande storia».
Oggi il ciclismo in Abruzzo porta il nome del corridore teatino Giulio Ciccone.
«Lui è tenace e caparbio. Interpreta i canoni di un ciclismo d’attacco che entusiasma i nostri tifosi. Piace a tutti. La maglia gialla indossata e l’esperienza al Tour gli stanno facendo compiere un ulteriore salto di qualità. Il futuro non può che essere suo, visto che è giovane e rampante».
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