Dopo lo show inglese ora l’Italia sogna lo sgambetto ai cugini
Oggi all’Olimpico c’è la Francia , capitan Parisse: «Ci crediamo ma dimenticate la “non ruck”, le difficoltà saranno altre»
INVIATO A ROMA. «Francamente siamo stufi di sentir parlare della non ruck»: il problema con la Francia non sarà quello, par sottointendere Sergio Parisse già in clima partita, ieri alla rifinitura all’Olimpico dove oggi (ore 14.30, diretta DMax) affronta i Bleus. Ma la domanda era inevitabile dopo quanto successo e due settimane di paginoni sulla stampa mondiale anche non sportiva come l’Economist, con l’Equipe che fa stilare a Fabien Galthié (già candidato alla panchina azzurra alternativo a Conor O’Shea) le istruzioni contro la minaccia della ruck fantôme (fantasma). «Non abbiamo inventato nulla – riprende Parisse, nuovo record personale a 125 cap, ottavo nel mondo (in attività lui e il pilone gallese Gethin Jenkins), 79 volte capitano – abbiamo applicato la regola. Se alla fine della stagione il board deciderà di cambiare le regole potremo dire di aver dato il nostro contributo».
E dopo aver ribadito orgoglio e fierezza per cap e capitanato, Parisse parla di qualcosa che conosce al meglio: la Francia, suo paese d’adozione da 12 anni. «Dimenticate la non ruck. La Francia ha altre qualità e altre debolezze. I francesi se vengono messi in difficoltà, sotto pressione, sono come noi. Vanno in confusione. I Bleus hanno le singole qualità che fanno la differenza, che sbloccano il risultato parziale, ma se poi l’azione del singolo non rilancia il gioco della squadra può invece metterla in difficoltà. Noi siamo la Nazionale che più di tutte ha il collettivo come punto di forza. L’unica cosa che non dobbiamo fare è allentare la pressione. A mettere loro in tensione da giorni, non è solo la stampa. È la Francia come paese a chiedere altri risultati». A chi gli ricorda le precedenti vittorie sui Bleus (1997, 2011 e 2013) e su quali siano le premesse per battere la Francia, Parisse risponde: «C’ero in due su tre, quella del 2011 la più emozionante, perché combattuta sino al fischio finale. In quella più ampia di 40 punti a Grenoble non c’ero. Qualsiasi siano le condizioni in cui arriva la Francia, non è mai il momento giusto per affrontarla».
La pressione sugli avversari non è legata solo al torneo, o alla sfiducia dopo il ko con l’Irlanda. C’è in ballo la questione del ranking in previsione mondiale. La Francia è all’ottavo posto ma se perde scende al nono e agli ormai prossimi sorteggi per Japan 2019 significa passare dalla seconda alla terza fascia con l’effetto di finire in un girone della morte con due teste di serie. Ricordate ad esempio che fine fece l’Inghilterra nel Mondiale 2015 con Australia, Galles e Figi? Sul punto Guilhem Guirado, capitano dei galletti sminuisce: «Ranking? non è il nostro obiettivo ora. Guardiamo partita per partita, ora c’è l’Italia e poi il Galles prima di tirare una linea».
Del resto il ct Guy Novès è il primo a sintetizzare l’atteggiamento da tenere: «Umiltà. L’Inghilterra ha guardato l’Italia dall’alto in basso e guardate cosa è successo. Noi dobbiamo mostrare il nostro gioco».
Novès al suo esordio a Parigi lo scorso anno rischiò molto (finì 23-21) grazie alla solerzia dell’arbitro Jp Doyle nel finale e al drop sbagliato da Parisse alla sirena. Mai così in bilico il derby latino che assegna il trofeo Garibaldi. E però l’ultima volta che la Francia ha vinto fuori casa è accaduto proprio a Roma nel 2015. Per l’Italia lo stato di salute viene dalle statistiche: azzurri sempre in meta nelle ultime 10 partite (nove con O’Shea in panchina), la striscia migliore degli ultimi quattro anni. Ma chi farà la partita? Di solo difesa non si vive: «Noi siamo una squadra in costruzione – afferma Jean-Frédéric Dubois allenatore dei trequarti francesi – e dobbiamo imparare ad adattarci alle situazioni in campo, modificare gli schemi in base agli avversari. A quello che l’Italia ha fatto vedere in campo a Londra. È chiaro che il nostro Dna è il gioco d’attacco, ma anche se solo 3-0 vogliamo vincere. Non sarà facile perché per gli azzurri è l’ultima partita in casa e poi vanno in Scozia contro una delle squadre più in forma. Quindi proveranno a vincere. Come staff dobbiamo far diminuire i livelli di pressione sui nostri. Qualche dubbio dopo Dublino è arrivato, non avevamo meritato di perdere. Anzi. Dobbiamo adattarci. Rispetto all’Irlanda questa Italia ha fatto vedere una forte difesa ed è forte nella conquista dell’ovale».
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