Esordio azzurro a Pescara la fede come stella polare

22 Gennaio 2020

Ex difensore di Juve, Milan e Catania, nel 2002 debutta con l’Italia all’Adriatico Atleta di Cristo, due libri scritti e in passato alle dipendenze di Bari e Cagliari 

PESCARA. Nulla accade per caso. Carl Gustav Jung, padre della psicologia analitica, pubblicò un’opera nel 1952 in cui parlava della teoria della sincronicità. Ovvero, quel concetto che sostiene che la maggior parte degli eventi, nella nostra vita, hanno un significato preciso e accadono per una ragione. In altre parole, nulla accade per caso. Nicola Legrottaglie, il nuovo allenatore del Pescara, più o meno viaggia sullo stesso binario, ma il capolinea è un altro: Dio.
Le Diocidenze. La panchina di una prima squadra era nel suo destino? Il 43enne allenatore pugliese non le chiama coincidenze, ma Diocidenze. «Le dinamiche a volte si possono incastrare con le Diocidenze, e mai con le coincidenze. Tutto nella vita ha un piano», ha raccontato al Centro, qualche mese, l’ormai ex tecnico della formazione Primavera biancazzurra. Legrottaglie si è calato con grande concentrazione nella sua avventura, instaurando subito un buon rapporto con lo spogliatoio.
Il rampante allenatore nato a Gioia del Colle dovrà in poco tempo ridare fiducia e positività allo spogliatoio, reduce dalla sconfitta con la Salernitana e, soprattutto, da una prima parte di stagione non proprio esaltante.
Impatto positivo. L’uomo Legrottaglie, da quello che filtra attorno allo spogliatoio biancazzurro, ha subito colpito i calciatori, che hanno notato l’estrema umiltà dell’allenatore e la sua positività. Il nuovo tecnico del Delfino è arrivato in Abruzzo la scorsa estate per guidare la Primavera, che sabato scorso ha vinto un delicato scontro salvezza con il Napoli.
Prima dell’esperienza in biancazzuro, è stato vice di Massimo Rastelli a Cagliari, in serie A, nel 2017, e nelle stagioni precedenti si è seduto sulla panchina dell’Akragas, in serie C, (2015-2016) e l’anno precedente ha guidato gli Allievi del Bari.
Pescara tappa importante. Da calciatore, Pescara è stata una tappa importante della sua carriera, dato che il 20 novembre del 2002, allo stadio Adriatico, Nicola coronò il suo sogno di debuttare in Nazionale contro la Turchia. Era l’Italia di Trapattoni e l’amichevole finì 1-1. Ex difensore, in carriera ha vestito le maglie di club prestigiosi, come Chievo, Catania, Bologna Milan, Siena e Juventus. La sua carriera cambiò radicalmente nel 2006, quando la Juventus lo cedette in prestito al Siena e un suo compagno di squadra, il paraguaiano Tomas Guzman, lo avvicinò al movimento “Atleti di Cristo”, un’associazione no-profit di ispirazione cristiana-evangelica.
Fede e pallone. Prima di riabbracciare la fede, Legrottaglie aveva ceduto alle tentazioni del ricco mondo del pallone perdendosi un po’ per strada. «Le risposte le ho trovate nella Bibbia», ha raccontato tempo fa il tecnico pugliese, «grazie a un contatto diretto con Dio. Ho capito che dovevo mettere la mia vita nelle sue mani».
Libri. Da allora Legrottaglie, oltre a tornare a giocare su ottimi livelli, ha iniziato un percorso religioso che ha raccontato scrivendo due libri: “Ho fatto una promessa” nel 2009 e “Cento volte tanto. Con la fede vivo meglio”, nel 2010, nei quali ha trattato temi come la castità, l’aborto e il suo rapporto con il mondo del calcio e dello star system.
In quel periodo Legrottaglie si è tolto l’etichetta di seduttore scegliendo la castità. «Prima andavo con una donna ogni quattro o cinque giorni, ora non mi importa più. Non perché non mi piacciano le donne, ma semplicemente perché aspetto quella giusta per fare una famiglia». Poi l’incontro con Erika che è diventata sua moglie e, nel 2014, la nascita di Pietro. La famiglia, un’istituzione in crisi evidente negli ultimi anni. A marzo dell’anno scorso Nicola è stato invitato a Verona dagli organizzatori del Congresso mondiale delle famiglie (World congress of families, Wcf) per portare la sua testimonianza. (l.d.m.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.