Estiarte: Messi è il top, il mio amico Guardiola sa vincere ovunque

28 Giugno 2018

«Dicevano che il calcio di Pep non era adatto alla Premier ma al secondo anno ha vinto battendo tutti i record»

PESCARA. Il buen ritiro è sempre lo stesso, Il Tartarughino, a Pescara. Perché Manuel Estiarte, 56 anni, il “Maradona della pallanuoto” oggi dirigente del Manchester City, è attaccato alle tradizioni anche se va considerato a tutti gli effetti un cittadino del mondo. E’ di Manresa, a Barcellona è cresciuto, a Pescara è esploso e ha messo su famiglia; ha nuotato e fatto gol nelle vasche di mezza Europa; e da dieci anni lavora – come responsabile della comunicazione - al fianco di Pep Guardiola, a Barcellona, Monaco di Baviera e oggi a Manchester. Gira e rigira, però, l’estate la trascorre a Pescara dove si ricarica – fresco di rinnovo del contratto fino al 2021 come Guardiola – in vista della nuova stagione (la terza di fila in Inghilterra) che prenderà il via il 9 luglio.
Estiarte, lei e Guardiola avete vinto anche in Inghilterra.
«Dopo la prima stagione il coro era unanime: il calcio di Guardiola non è efficace in Inghilterra. E, invece, alla seconda opportunità abbiamo vinto battendo tutti i record».
Perché la Premier è difficile?
«E’ il campionato più difficile in Europa perché sono almeno sei le squadre che partono per vincere, a differenza degli altri tornei. C’è grande competitività e in ogni stadio si respira il profumo della tradizione. L’Inghilterra è la patria del calcio, come amano ripetere gli inglesi. Non dico che è il miglior campionato al mondo, ma è unico».
E ricco.
«Certo, la vendita dei diritti tv produce grossi ricavi. Di gran lunga superiori al resto d’Europa».
Il Manchester City chi comprerà?
«Il grosso del lavoro l’abbiamo fatto la scorsa estate e i risultati sono stati eccellenti. Penso che non si andrà oltre un paio di pedine (Jorginho dal Napoli e Mahrez del Leicester, ndr). Abbiamo due giocatori validi per ogni ruolo, una rosa forte e omogenea».
A Manchester si spende tanto.
«Ma va sfatata la leggenda metropolitana del City che butta i soldi. Non abbiamo mai rotto il mercato. La storia insegna che chi ha fatto saltare il banco è stata la Spagna, il Real e il Barcellona. Oltre al Psg. Noi abbiamo solidità e disponibilità legate al progetto. Ma niente spese folli, anche perché il City spende, certo, ma Pep poi valorizza ulteriormente i giocatori. Non dimentichiamolo».
La rivalità Guardiola-Mourinho?
«Tranquilla, niente a che vedere con gli eccessi consumati in Spagna. Tra l’altro, abitano a poche centinaia di metri, ma non si sono mai incrociati. Mourinho è un giocatore di scacchi: in Spagna attaccava Pep perché non c’era altro; in Premier, invece, ci sono più obiettivi a certi livelli. E, infatti, oltre che con gli arbitri, sposta spesso il mirino».
La Champions?
«E’ un obiettivo, non l’obiettivo, perché in Inghilterra ci sono prima di tutto la Premier e gli altri tornei nazionali. Chiaramente punteremo anche alla Champions dove la concorrenza sarà ancora più allargata. Abbiamo vissuto una stagione, l’ultima, di grande armonia tra le varie componenti. E questo ha prodotto trofei. Sarei contento se riuscissimo a mantenere questa armonia».
Che difetti ha Guardiola?
«E’ un uomo, non è perfetto. Ha pregi e difetti come tutti. E l’ossessione per il calcio».
Mai litigato?
«Discussioni tante, litigi no. Non ne ricordo».
Guardiola dopo il Manchester City che cosa farà?
«E chi può dirlo? Gli piacerebbe un giorno allenare una nazionale. Ma oggi pensa solo al City».
E l’Italia?
«Era tra i suoi obiettivi, in passato è stato contattato dal Milan, prima di andare al Bayern. Ma il presente è la Premier e il futuro è tutto da scrivere».
Messi o Cristiano Ronaldo?
«Stai scherzando? Messi tutta la vita. L’hanno massacrato, nei giorni scorsi, però lui è il calcio. Se parliamo di miglior centravanti il paragone ci può anche stare. Ma se invece spostiamo il discorso sulla completezza del calciatore, Messi e basta».
Come Maradona?
«Meglio. Il calcio di oggi è più veloce e difficile. Si è evoluto e Leo è Leo. Basta guardare l’albo d’oro e, soprattutto, le immagini degli ultimi dieci anni. Lui è il calcio».
Il calcio italiano?
«E’ indietro, purtroppo, rispetto agli altri campionati europei. Troppe liti, troppe polemiche. Più che a costruire si tende a distruggere. Ma ha un pregio: in nessun posto al mondo si vive di calcio come in Italia. Forse, però, a ben vedere, oltre a essere un pregio è anche un limite».
Il Real Madrid per tre volte di fila vincitore della Champions?
«Onore al merito. Dentro quella maglia bianca c’è tutto: qualità, storia, potere, fortuna e abilità. Certo, se ripenso alle ultime sfide di Champions contro il Bayern Monaco mi sembra di vedere un film... Però, è sempre lì, complimenti al Real».
La Spagna ha esonerato il ct Lopetegui alla vigilia dei Mondiali perché (in gran segreto) si era messo d’accordo con il Real Madrid .
«Non so come sono andate le cose e parlare senza sapere è sbagliato. Però, conosco il presidente federale Rubiales. Se le cose sono andate come dice lui allora la decisione presa può essere giustificata».
Chi vincerà il Mondiale?
«Finora non c’è una squadra che si è messa sopra le altre. Dico Brasile, Francia, Belgio, Inghilterra e Spagna. Una di queste penso che trionferà a Mosca».
Se dovesse dare un giudizio su Manuel Estiarte che cosa direbbe?
«Che è un uomo fortunato e abile. La carriera in vasca e i sei Giochi olimpici sono lì, così come i trofei conquistati. Grazie a questo cammino e all’amicizia nata con Pep Guardiola - dieci anni fa in un momento storico particolare - è sorta la possibilità di lavorare al Barcellona. Poi, a Monaco di Baviera e ora in Inghilterra. Credo che se non avessi dimostrato di valere qualcosa non sarei durato così a lungo».
Di che cosa si occupa?
«Delle relazioni esterne».
Lei è catalano, come Guardiola, ed è un sostenitore dell’indipendentismo.
«Certo. Penso che sia difficile far capire la situazione a chi non la vive. Io ci provo. E di certo non posso essere tacciato di essere un ultrà dell’indipendentismo, perché sono stato (anche) portabandiera spagnolo ai Giochi olimpici. Quindi, non accetto da nessuno lezioni di nazionalismo. Ma qui in ballo c’è altro: Madrid che sta prosciugando la Catalogna. E soprattutto la richiesta di contarsi. All’inizio il problema non era l’indipendenza della Catalogna, ma la possibilità di andare al referendum. La domanda di avere uno statuto diverso, come i baschi. Ci sono state tante manifestazioni popolari alle quali Madrid e il partito popolare hanno risposto con arroganza. Di conseguenza, c’è stata un’escalation. E devo dire che sono rimasto deluso dal discorso del Re. Alle tante domande formulate non c’è mai stata una risposta, questa è la verità. Che poi all’esterno sia filtrata un’altra verità, questo è un discorso diverso. I media hanno veicolato un messaggio non veritiero sulla richiesta di indipendenza catalana».
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