Ettorre, il commercialista giuliese chiamato a rilanciare la vela: obiettivo medaglie a Tokyo 2020

8 Maggio 2019

Tre anni di lavoro in attesa delle Olimpiadi  dove l’Italia non sale sul podio da Londra 2012

C’è un giuliese al timone del movimento velistico. Dal 2016 il presidente della federazione vela è il 48enne commercialista Francesco Ettorre. A lui il compito di rilanciare un mondo che non aveva abbastanza vento in poppa. Una vita dedicata al mare e alle barche, prima come regatante, poi come tecnico e, infine, dirigente federale.
Presidente Ettorre, come nasce la passione per la vela?
«A Giulianova quando sei piccolo o prendi la strada dello stadio Rubens Fadini e provi a sfondare nel calcio oppure vai verso il mare. A me è capitato di scegliere la vela».
Tanto tempo in federazione fino all’elezione a presidente con un programma mirato.
«Nel 2016 siamo tornati a mani vuote dalle Olimpiadi di Rio. Niente medaglie. Quindi il primo obiettivo è tornare sul podio. Il secondo è lo sviluppo dell’attività giovanile, il terzo è diffondere il nostro movimento sportivo che rappresenta la sesta federazione in Italia come numero di praticanti».
I risultati di questo lavoro?
«Sul piano della diffusione a livello giovanile il lavoro sta pagando in maniera incredibile, sia a livello di numero che di qualità. Non a caso abbiamo conquistato due medaglie alle ultime olimpiadi giovanili. Sono contento anche sul piano della diffusione e in questo lavoro siamo stati aiutati dalla tappa genovese del World Cup Series, appena andata in archivio. E’ stata una delle tre tappe, le altre si sono disputate a Miami e in Giappone. Abbiamo vinto due medaglie e i media ci hanno supportato».
Per quanto riguarda le Olimpiadi di Tokyo?
«Sei qualificazioni su dieci sono già al sicuro, le altre ce le giocheremo in questi mesi. Diciamo che rispetto al precedente quadriennio olimpici ci siamo portati avanti con il lavoro. Abbiamo vinto due mondiali e un europeo negli ultimi due anni nella classe regina Nacra 17. L’avvicinamento è positivo, poi bisogna aspettare le gare in Giappone che faranno la sintesi di un quadriennio di lavoro».
Alle Olimpiadi sarebbe soddisfatto se…
«Se vinciamo una medaglia. Manca da Londra 2012. Sarei contento se il livello di performance rimanesse quello di adesso. Ma la medaglia è la medaglia, certifica il buon lavoro svolto».
Qual è lo stato di salute della federazione?
«Siamo in crescita dal 2008, molto viene fatto nel comparto giovanile a livello di scuola. Al 31 dicembre 2018 contiamo 148mila tesserati con un aumento dell’11%. Il delta di crescita è tra il 7 e il 10% negli ultimi anni. Abbiamo 750 società sparse sul territorio nazionale con presenze anche nelle parti interne».
Obiettivi a livello di grandi eventi?
«Abbiamo appena ospitato il massimo che la vela può auspicare. Tra l’altro, un evento complesso. Siamo riusciti a far comprendere quanto la vela porta come turismo, in Italia ci sono più di 5mila regate sparse nell’anno. L’Italia è apprezzata nel mondo e portare una manifestazione di alto livello aumenta il livello. L’importante è far capire agli amministratori e ai politici la necessità delle infrastrutture, servono location. Genova, ad esempio, si è aggiudicata la tappa della World Cup Series perché è l’unica al mondo che consente di avere le barche al coperto».
In Abruzzo come siamo messi?
«Ci sono 18 società nel comitato Abruzzo-Molise per un totale di 4mila tesserati. Siamo una zona piccola rispetto alle grandi aree, però il lavoro che si sta portando avanti è buono. Per rilanciarsi occorre partire dal basso e lavorare sodo».
E’ la prima volta di un abruzzese al timone in 92 anni di storia della vela.
«E’ il frutto di tanti anni di lavoro in federazione, un incarico conquistato sul campo, tenendo conto che i miei genitori non sono mai saliti su una barca. Mi sono fatto da solo».
Ettorre, provi a fare uno spot per la vela.
«Essere da solo in mezzo al mare ti regala un senso di libertà impagabile e la necessità di prendere delle decisioni ti forma caratterialmente. Non c’è niente di più bello».
I margini di miglioramento in Abruzzo?
«Non invento nulla, accrescere la presenza tra i giovani è l’imperativo. Se la base è larga c’è più possibilità di fare emergere dei talenti. Poi, chiaramente, le società hanno bisogno del supporto di enti e sponsor. Occorre una presa di coscienza generale. A Genova, per la World Series Cup, ci hanno aiutato perché hanno capito la portata dell’evento».
Crescono i tesserati, ma anche gli abbandoni in corso d’opera.
«L’abbandono della pratica sportiva tra i 14 e i 16 anni è diffusa, dappertutto. Non solo in Abruzzo, non solo nella vela. Ma la nostra disciplina sportiva è molto impegnativa e alla lunga c’è selezione. Più che altrove. Si lavora anche a settembre quando inizia il freddo, c’è la scuola e un po’ alla volta molli».
Il calendario 2020?
«Le manifestazioni più importanti sono nel continente asiatico per prepararsi meglio a Tokyo 2020».
I campioni come si riciclano nella vela?
«Restano agganciati, nella parte tecnica o dirigenziale. Alessandra Sensini sei olimpiadi e quattro medaglie, ad esempio, è direttore tecnico della squadra giovanile, oltre ad essere vice presidente del Coni. Una campionessa che vogliamo continuare a valorizzare».
Sport e Salute prenderà alcune delle mansioni del Coni, come giudica il nuovo ente voluto dal governo?
«Ben venga l’intervento del governo, visto che il Coni si occupa della parte sportiva di alto livello. Sulla diffusione di base serve qualcosa in più e siamo in attesa di conoscere di preciso che cosa porterà Sport e Salute».
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