Fulmine Viviani l’Italbici esulta Matthews in rosa

11 Maggio 2015

Magistrale sprint in rimonta del veronese della Sky Caduta nel finale, Pozzovivo perde oltre un minuto

INVIATO A GENOVA. Si può vincere una tappa al Giro, la prima, con una grande volata in rimonta e lanciare un messaggio forte al ciclismo italiano. In un flash, quello della rimonta su Moreno Hofland e Andre Greipel, due signori velocisti, il veronese Elia Viviani ieri ha fatto tutto questo.

Uno sprint regale quello del 26enne del Team Sky, una volata liberatoria. Di potenza, astuzia. Sì, l’astuzia, quella che i ciclisti avvezzi alla pista hanno a volontà. L’ha usata tutta ieri quando ha lasciato partire lungo gli avversari, in particolare Michael Matthews, che poi si consolerà con la maglia rosa, come un flipper è saltato qua e là prendendo le ruote dei suoi rivali, e poi ha dato la stoccata finale a meno di 50 metri dall’arrivo. «Forse ho aspettato troppo a superare Hofland – ha detto raggiante a fine corsa – ma l’importante era vincere. Ho inseguito tanto questo successo, ora è arrivato e sono felice».

Prima del via aveva trovato il tempo di fare gli auguri alla mamma e a tutte le mamme, poi ha corso da principe per dedicare il successo a Franco Ferronato, mancato alcune settimane fa, e nella cui officina il giovane Viviani ha visto crescere giorno dopo giorno la passione per la bici. Vittoria per sé, si diceva, ma anche per tutto il movimento ciclistico. Il ct azzurro Davide Cassani alla fine della tappa se lo mangiava con gli occhi.

Elia, infatti, è l’unico corridore in Italia ormai capace di coniugare ad alto livello l’attività su pista e quella su strada. In pista il veronese è uno dei più forti al mondo, a fine inverno a Parigi ha portato a casa due medaglie mondiali, poi era volato negli Emirati Arabi, aveva preso la bici da strada e aveva battuto nientemeno che sua maestà Cavendish. Quindi due brutte cadute, che lo hanno frenato.

Insomma, l’esempio di Viviani serva: la pista, disciplina che ha contribuito a fare grande l’Italbici, è fucina di campioni, è formativa, aiuta a vincere su strada. Gli inglesi, i francesi, l’hanno capito da tempo, vedi gli esempi di Wiggins, Froome e dello stesso Cavendish. In Italia magari la vittoria di Viviani a Genova aiuterà la svolta. Ora il veronese non si vuole fermare. È senza squadra (la Sky è votata a sostenere l’improbabile rincorsa alla maglia rosa di Porte), ma vuole regalare al team che ha fortemente creduto in lui (appunto sono inglesi, gli hanno dato carta bianca sull’impegno nei velodromi) altri successi. Al Giro, al Mondiale americano («mi piace, ho già parlato con Cassani», ha detto), ma anche alla Sanremo, alla Gand-Wevelgem e pure al Fiandre.

Prima del trionfo di Viviani, però, le note dolenti: una caduta, a 10 km dall’arrivo, che ha mandato a terra diversi corridori e ha fatto perdere oltre un minuto in classifica a Domenico Pozzovivo. Eugenio Alafaci della Trek a fine gara con un tweet ha accusato uno spericolato spettatore entrato in gruppo con una fixbike. Cose da pazzi.

Oggi si fa sul serio per gli uomini di classifica. Tappa piena di insidie la Rapallo-Sestri Levante, corta e piena di salite e discese, strade strette. Alberto Contador (che ieri ha ribadito la volontà di vincere Giro e Tour) e Fabio Aru sono belli carichi. Ieri le loro squadre, Tinkoff Saxo e Astana, li hanno protetti nel finale caliente. Ci sarà da divertirsi.

@simeoli1972

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