Gare a porte chiuse, stadio aperto solo a tesserati e stampa

Domenica senza tifosi, massimo 40 unità per squadra Autocertificazione e termoscanner prima di entrare
PESCARA. Mascherine, distanziamento, autocertificazioni, misurazione della temperatura corporea, ingressi scaglionati e, soprattutto, accesso vietato ai tifosi. Domenica i dilettanti ripartiranno dopo sette mesi di stop. Le gare di coppa Italia di Eccellenza si giocheranno tutte a porte chiuse e nel rispetto dei protocolli anti Covid. Potranno entrare allo stadio solo i tesserati delle due società, i giornalisti, il personale sanitario e le forze dell’ordine per un totale di circa 140 persone, lo stretto necessario per rispettare i parametri di sicurezza e garantire i servizi connessi all’organizzazione dell’evento. Il gruppo squadra, tra giocatori, staff tecnico e dirigenti, non può superare le 40 unità. Ogni società dovrà nominare un referente per il rispetto e il controllo dell’attuazione del protocollo. Gli ingressi delle due squadre e della terna arbitrale saranno scaglionati e, prima di accedere allo stadio, ogni persona sarà tracciata - con la compilazione di un’apposita certificazione - e sottoposta alla misurazione della temperatura corporea (se superiore ai 37,5°, l’accesso è vietato). Una volta entrati allo stadio, è obbligatorio indossare la mascherina sugli spalti e mantenere la distanza interpersonale di almeno un metro. Cambia anche il rito post partita, con le interviste che dovranno essere effettuate sul terreno di gioco.
Fino a lunedì sera il presidente del comitato regionale della Figc Daniele Ortolano aveva auspicato l’apertura degli impianti, magari a un numero di spettatori di gran lunga inferiore alla capienza in modo tale che il distanziamento sociale fosse fisiologico. Dopo l’ultimo Dpcm, che prolunga la chiusura degli stadi fino al 7 ottobre, ci sarebbe bisogno di un’ordinanza in deroga della Regione, come già avvenuto in occasione del ritiro del Napoli a Castel di Sangro (stadio aperto a 1.600 tifosi) e del Trofeo Matteotti. Domani, ad esempio, l’amichevole Cagliari-Roma si giocherà a porte aperte con mille spettatori. La speranza della federazione è di riaprire parzialmente gli stadi almeno per la prima giornata di campionato (20 settembre). La stessa speranza che nutrono anche le società. «Senza contributi, senza alcun tipo di introito, senza la possibilità di trasmettere le partite in diretta streaming, diventa un’utopia continuare a fare calcio», è lo sfogo di Gianni Paris, presidente dell’Avezzano. «Sarebbero circa 120 mila euro annui di introiti persi a causa degli stadi a porte chiuse».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

