Gli 80 anni mondiali di Zoff «Faccio festa con i nipoti»

È l’unico calciatore italiano ad aver vinto sia i Mondiali sia gli Europei nel 1968 e nell’82 Sue le braccia che alzarono la Coppa in Spagna. Avrà il premio Bearzot alla carriera
ROMA. Ruolo: portiere. Undici anni alla Juventus senza mai saltare una partita di campionato. Sei scudetti, due Coppe Italia, una Coppa Uefa. Campione d’Europa nel 1968, campione del Mondo nel 1982. Nel 1990, alla guida della Juventus, è diventato il primo tecnico capace di conquistare la Coppa Uefa dopo averla vinta da calciatore. E poi ha guidato la Nazionale dal 1998 al 2000, fino alla finale degli Europei. Ecco Dino Zoff, gli 80 anni di un mito. Oggi spegnerà le candeline: «Festeggerò in famiglia, a casa, non farò tanto, ci vuole ancora un po’ di cautela con questa pandemia. Il regalo? Star bene e godermi i nipoti», racconta. «Il pallone è stato sia una vocazione che un amore, ma è diverso dai miei affetti, quelli vengono prima di tutto». Gravina ha proposto per lui il premio Bearzot alla carriera.
Tre episodi sono entrati nell’immaginario collettivo: la partita a scopone con l’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini, il bacio al Ct Bearzot e la parata decisiva contro il Brasile nel 1982. «Se mi stanco mai di ricordarli? No, non mi stanco perché me li ricordano. Non faccio fatica. Sono episodi che hanno colpito gran parte della gente, sono nell’immaginario collettivo. No, non mi pesano», assicura ridendo prima di aggiungere: «Ci sono anche altri episodi particolarmente cari ma meno famosi, però sono anche tragici, preferisco lasciar perdere». Dino Zoff è l’incarnazione del calcio e alla domanda su come abbia fatto l’Italia di Mancini a passare dalla vittoria agli Europei ai play off per i prossimi Mondiali in Qatar, spazza via le speculazioni da bar: «Non è successo assolutamente niente, lo sport presuppone sempre periodi di buona forma e di non buona forma, è molto più semplice di quello che si crede. E comunque abbiamo la possibilità di recuperare e rientrare nella logica. Lo sport è questo. Una volta si fa una grande impresa e una volta la fanno gli altri». A proposito di Nazionale, nell’Italia dei «poltronisti», Zoff fece l’atto rivoluzionario di dimettersi da Ct: «Ma non era solo quel fulmine, probabilmente c’era anche qualche nuvola dietro, più di una nuvola, ma non ricordiamole». Poi una battuta sulla Juve. «Ci sono stato tanti anni, in squadre diverse però tutte all’altezza della situazione. I bianconeri hanno fatto grandi cose fino a due anni fa e stanno riprendendo pian piano. È la logica dello sport, ci sono anche gli avversari, non si può vincere sempre. Però vedo che è in lizza per riprendere la strada delle vittorie». Zoff centellina le parole e viene da chiedersi se sia più diplomatico o consapevole che lo sport non è bianco e nero, ma lui non ha dubbi: «No, no, il calcio è bianco e nero nei risultati però il loro conseguimento molte volte ha onde positive o negative». Nessun manicheismo sul calcio di una volta e quello scintillante di oggi: «Sono entrambi belli, cambia la gente, i giovani, i comportamenti però il calcio rimane comunque sempre bello se non lo roviniamo coi macchinari messi al posto sbagliato». Riva e Pulici i giocatori che più gli hanno dato filo da torcere: «Pulici in particolare si esprimeva alla grande davanti al proprio pubblico e siccome avevamo il derby me lo trovavo davanti due volte l’anno. Preferivo il ruolo di giocatore a quello di allenatore», prosegue, «anche perché ero più giovane. E perché dipende esclusivamente da te, mentre quando alleni è diverso». Nota la sua passione per le poesie di Pasolini: «Purtroppo, anche se friulano, non ho avuto la possibilità di giocare contro di lui perché in quel periodo eravamo in città diverse. Certamente è stato uno sportivo appassionato. Pensare in friulano significa pensare alle origini, ricollegarsi all’infanzia, a ciò che mi ha fatto stare bene, che non è poco di questi tempi». L’ultimo pensiero va alla guerra in Ucraina: «Non dovrebbe succedere però succede. «L’uomo è davvero imprevedibile».
Paride Di Noia

