Gramenzi, mister promozione «Io, il basket, Poz e il mare ora voglio trionfare a Roseto»

12 Novembre 2024

Il tecnico della capolista ha vinto 10 campionati in carriera: «Siamo in corsa Il giocatore più forte allenato è stato Boni. Un maestro? Mi ispiro a Messina»

ROSETO. Con l’ultima vittoria a Latina si consolida il primo posto della Liofilchem Roseto, unica battistrada imbattuta: una vittoria arrivata in modo diverso, dove i biancazzurri senza Donadoni e Traini e con Aukstikalnis a mezzo servizio per falli hanno saputo trovare nuovi interpreti per conquistare i due punti. Allenatore di questo Roseto caratterialmente indomabile è il 61enne teramano Franco Gramenzi, al secondo anno nel Lido delle Rose, l’uomo dietro il cui credo si è allineata una intera città.
Gramenzi, continuate a vincere: ma siete così inarrestabili?
«Questo è un campionato lungo, siamo solo a metà del girone di andata: tutto può succedere».
A Latina la vittoria è arrivata in modo diverso. Questa squadra ha così tante sfaccettature?
«Diversa perché molto più difficile: senza Traini e Donadoni avevamo una rotazione corta, condizionati dai 3 falli di Aukstikalnis. Siamo stati bravi a rimanere sul pezzo lo stesso nonostante le tre partite giocate in una settimana, rimanendo in campo sempre con tanto ritmo e precisione. E così abbiamo trovato nuovi giocatori nei momenti chiave».
Lei è il coach dei record: 10 i campionati vinti portando Teramo fino alla serie A. Serve un abruzzese per riportare Roseto in A2?
«Io lo spero, è l’obiettivo di tutti aldilà di altre soddisfazioni che possiamo conquistare durante il viaggio. Ce la metteremo tutta, per il club e per i tifosi».
La sua è una lunga carriera. Ma la diatriba con Pozzecco ai tempi di Ferentino (quando il Poz allenava a Capo D’Orlando), è stata la sua polemica più grande in campo?
«Fu solo un malinteso, tanto che poi lo abbiamo chiarito insieme».
C’è un modello a cui si ispira?
«Sono della generazione cresciuta con Messina (coach di Milano, ndc) e Scariolo (ct della Spagna, ndc) come simboli di quegli anni, e a me piaceva di più il primo. La traccia principale che porto con me è il rispetto per la dedizione al lavoro e all’etica professionale».
L’avversario più forte mai studiato?
«Premetto che si studia sempre con impegno. Ricordo però un’amichevole precampionato al Trofeo Lido delle Rose: io ero a Teramo in A2 e affrontammo vincendo il Valencia di coach Ivanovic. Fu il segnale che potevamo essere devastanti: difatti, salimmo in serie A. Qualcosa di simile a quest’anno, ora che ci penso».
Il giocatore che più l’ha soddisfatto da allenatore?
«Boni (ex Roseto e Teramo, ndc) il più forte, Bonazzi per le sue letture tattiche, Tavernelli che potrebbe diventare un buon allenatore, e Labella che oggi fa l’istruttore di minibasket a Pesaro».
Come passa il tempo libero?
«Camminando moltissimo, a Roseto lo faccio sempre col mare a fianco».
Mister promozione, 10 volte. Il ricordo più bello?
«Guardo sempre avanti, quindi dico quello che deve venire. Ma più di un momento, per me il bello è nel vivere il percorso di crescita di un intero ambiente».
La squadra che più rispecchiato la sua filosofia?
«Credo in realtà di essermi adattato molto negli anni, evolvendo le mie idee: quindi direi tutte, anche quelle che non hanno vinto. Ho capito che alla fine di ogni stagione apprezzi sempre le tante cose successe, nel bene e nel male».
Cosa farà quando smetterà di allenare?
«Questo sport è la mia vita, spero di rimanerci il più a lungo possibile. Mi piacerebbe dare una mano per aiutare chi arriverà dopo di noi, trasmettendo le nostre esperienze».
Roseto dopo le tante finali perse è ripartita per vincere. Qual è la sua ricetta?
«Rispetto per gli avversari e disponibilità al lavoro della squadra. Il clima della squadra è buono, i giocatori hanno voglia di stare in campo insieme e questo va a loro merito. Quest’anno poi nella mia testa sto cercando di fare qualcosa di differente scoprendo nuove cose: questo incuriosisce la squadra e ci mantiene mentalmente freschi. Vivremo momenti belli e meno belli, ma siamo consapevoli dell’obiettivo e sappiamo che insieme supereremo ogni difficoltà».
Marco Rapone
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