Grassadonia, vigilia choc: la figlia aggredita a Salerno

10 Maggio 2021

Insultata e presa a calci, la rabbia dell’allenatore del Pescara: che vergogna!

PESCARA. Gli insulti sui social, le minacce e l’aggressione soto casa. Per Gianluca Grassadonia, l’allenatore del Pescara, la vigilia dell’ultima gara di campionato contro la Salernitana è stata una delle peggiori in carriera. Lui, salernitano doc, oggi sfida la squadra della sua città che con una vittoria verrebbe promossa in serie A. Nulla di strano fin qui, ma sabato notte la serenità dell’allenatore del Pescara e della sua famiglia, che vive a Salerno, è stata stravolta.
L’aggressione. «Nostra figlia (Paola, ndr), appena diciottenne, è stata minacciata e aggredita con spintoni e calci affinché il papà capisca». Lo ha denunciato ieri mattina attraverso i social ieri Annabella Castagna, la moglie del tecnico del Delfino. «Dopo cinque giorni di minacce e insulti dirette alla nostra famiglia, la follia consumatasi è intollerabile», ha spiegato la moglie di Grassadonia. La giovane, appena maggiorenne, sabato sera è stata avvicinata da ignoti che l'hanno colpita con spintoni e calci. «Tutto questo», ha sottolineato Annabella Castagna, «per una partita di calcio. Ci auguriamo che questi criminali, ben lontani dall'essere tifosi, vengano identificati al più presto, anche perché questa è la prima volta in cui il bersaglio della violenza è stato un componente della nostra famiglia. Ringraziamo tutti coloro che ci hanno mostrato solidarietà in queste ore così tristi e concitate, ma ci sembra chiaro, ora più che mai, che la nostra vita continuerà lontano da Salerno. Ci auguriamo che civiltà e rispetto possano divenire prerogativa di tutti».
Grassadonia amareggiato. L’allenatore del Pescara ieri mattina era visibilmente scosso per l’accaduto. «È una vergogna: mia figlia è stata strattonata e presa a calci. Adesso basta. I miei familiari prenderanno un taxi e andranno via, anzi scapperanno via. Li aspetto in Abruzzo. Basta, adesso basta», le poche parole che il 48enne allenatore pronunciate ieri e riportate dai media salernitani, visto che ieri mattina è stata annullata la solita conferenza stampa pre-partita, come ha spiegato il club biancazzurro tramite una nota. «Piena solidarietà al nostro allenatore». Messaggi di vicinanza anche dalla Salernitana, dal mondo politico e dalla Lega B. La famiglia di Grassadonia ieri è arrivata a Pescara, subito dopo aver sporto denuncia. I carabinieri adesso, sono al lavoro per risalire all'identità dei responsabili, che dovrebbero essere due ragazzi incappucciati e volto coperto dalla mascherina. Anche gli ultrà della Salernitana hanno condannato il gesto deplorevole: «Prendiamo le distanze da tali personaggi che nulla hanno a che fare con il vero tifoso».
Mai profeta in patria. Una macchia difficile da cancellare ha segnato la gara di oggi pomeriggio (ore 14) all’Adriatico. Negli ultimi giorni si era attivata sui social la macchina del fango nei confronti del tecnico del Pescara, visto che si era sparsa la voce, incontrollata, di riferimenti alla Salernitana durante la conferenza stampa dell’allenatore biancazzurro nelle ultime dichiarazioni rilasciate. Cosa che Grassadonia non ha fatto nel dopo gara di Cremona e nemmeno nei giorni successivi.
L’attuale allenatore del Pescara non è la prima volta che finisce nel mirino di sedicenti tifosi. Lui a Salerno ha giocato e allenato, anche se non è mai stato un profeta in patria. Colpa del carattere piuttosto introverso e di una partita che i tifosi granata non hanno dimenticato: un Cagliari-Salernitana 3-1 alla terz’ultima giornata della stagione 1998-99 terminata con la retrocessione in B della squadra granata. Grassadonia gioca con il Cagliari e l’esultanza a fine partita va di traverso ai tifosi granata, che non gli hanno mai perdonato quell’esultanza. Sono passati più di 20 anni da quell’episodio, ma, dagli insulti dell’epoca, sabato si è passati all’aggressione della figlia Paola, appena maggiorenne. Alla fine la violenza è andata a braccetto con la stupidità di alcuni teppisti, che non hanno nulla a che fare con la parola “tifoso”.
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