Ho sbagliato, ma non sono io il male del calcio

«Mai scommesso e mai commesso illeciti, però, è vero, dovevo evitare certi rapporti»
INVIATO A MORRO D’ORO. «La verità verrà a galla e i fatti dimostreranno che non sono un delinquente. Men che meno sono il regista delle combine della Lega Pro». Ercole Di Nicola ha il sorriso d'ordinanza stampato sul volto, ma è un uomo ferito.
Nell’abitazione di Morro d'Oro prova a raccontare la sua verità che cozza, ovviamente, con quella della procura distrettuale antimafia di Catanzaro e con la giustizia sportiva. Tre giorni in carcere a Venezia e oltre tre mesi di arresti domiciliari lo hanno fiaccato e, soprattutto, lo hanno privato di quello che è il suo mondo, quello del pallone. La premessa è chiara: «Ci sono i processi in corso e certe cose le dirò solo ai giudici, com'è giusto che sia». E quindi l'ex responsabile dell'area tecnica dell'Aquila indagato nell'inchiesta Dirty Soccer è costretto a tenersi sul vago di fronte a certe domande.
Di Nicola, com'è andata la vicenda Savona-Teramo?
«Da quanto emerso dalle carte processuali, il Teramo non doveva retrocedere. Il processo sportivo è stata una farsa in cui i big del calcio italiano sono stati bravi a mettere gli uomini giusti al posto giusto».
A che cosa si riferisce?
«Basta leggere le carte del caso Catania e osservare l'exit strategy adottata da Pulvirenti».
L'ombra dei poteri forti?
«Io dico una cosa: Claudio Lotito, presidente della Lazio nonché consigliere federale, è il numero uno del calcio italiano, sa fare bene il suo mestiere».
Sia più preciso.
«Io ho parlato dieci ore alla procura federale, a giugno. Eppure non hanno tenuto conto di una virgola di quello che ho detto. Lotito, invece, lambito dalla telefonata di Pulvirenti per il caso Avellino-Catania si è giustificato dicendo che aveva consigliato la maga al presidente del Catania. E gli hanno creduto…».
Quando le dicono che lei era il regista delle combine della Lega Pro che cosa risponde?
«Che è una sciocchezza. Hanno anche scritto che controllavo lo spogliatoio del Santarcangelo perché ero amico del magazziniere, vi sembra una cosa possibile?».
Combine?
«Non ho mai venduto o comprato partite dell'Aquila, della mia squadra. Sfido chiunque a dimostrare il contrario».
Però, era in contatto con scommettitori stranieri.
«Certo, ed è stato uno dei miei errori. A loro davo delle dritte. Con loro avevo a che fare per tutelare la mia squadra».
Si spieghi meglio.
«Avendo contatti con loro avevo la certezza che non sarebbero andati a toccare o a contattare i miei giocatori».
Così funziona in Lega Pro?
«In Lega Pro gli ingaggi sono quelli che sono e i calciatori sono potenzialmente corruttibili. Se non si rivede il sistema delle scommesse è un problema destinato a perdurare. Non basta mettere fuorigioco Di Nicola per debellare certi mali del calcio».
La procura di Catanzaro dice che lei era amante della bella vita.
«Solo perché ero al Casinò di Venezia? Per fortuna, ho potuto dimostrare che era la prima volta che ci andavo. La verità è che sono diventato il capro espiatorio, mi addossano tutti i mali del calcio. Ma vi posso garantire che non è così. Devo avere la forza e la pazienza di aspettare i processi per dimostrare la mia innocenza».
Lei è stato fermato a Venezia.
«Era la notte tra il 18 e il 19 maggio, sono entrati in sei nella mia stanza. Ho subito pensato a una rapina…».
Poi, in Questura.
«Avevo una sola telefonata a disposizione, tra l'altro non potevo farla io. E così ho chiesto di chiamare l'avvocato D'Amelio, erano le 4,30 del mattino. L'avvocato ha pensato a uno scherzo di pessimo gusto e ha richiuso il telefono. Solo dopo ha capito che, purtroppo, non era uno scherzo».
Da lì in carcere.
«Pazzesco, la televisione mi dipingeva come uno legato alla 'Ndrangheta. E lì tutti mi riverivano convinti che fossi chissà quale boss. Roba da matti, e io ero disperato e piangevo. Terzo lettino in alto, a un metro dal soffitto».
Poi, la scarcerazione.
«Ho avuto la fortuna di incontrare un Gip a Venezia che si è letto le carte. E' stata la mia salvezza, da lì è caduta l'associazione a delinquere e sono potuto tornare a casa».
I suoi familiari?
«I primi giorni sono stati brutti. Ero dipinto come un delinquente, ma quella di cui parlavano era una persona che non conoscevano. Ma vi sembra normale? Io legato alla ’Ndrangheta? Ma per favore…".
A fine agosto la scarcerazione.
«Temevo l'impatto con l'opinione pubblica. E, invece, la gente ha capito. Mi porta lo stesso rispetto di prima se non di più. Ho ricevuto molte telefonate anche dal mondo del calcio. Non c'è stato un addetto ai lavori che abbia parlato male di me. E' stato un sollievo, ma chi mi conosce non aveva dubbi».
All'Aquila, invece, l'hanno subito scaricato.
«Mi dispiace che i Red Blue Eagles (la tifoseria organizzata rossoblù, ndr) mi abbiano voltato le spalle senza nemmeno aspettare di parlarmi o di leggere le carte. Mi dispiace perché insieme abbiamo condiviso tante gioie, con il loro tifo siamo andati a vincere a Lecce, Salerno, Ascoli, Benevento e Bologna. Detto ciò, devo dire che ho ricevuto oltre 300 messaggi di gente dell'Aquila che mi ha espresso solidarietà».
E la società?
«Io voglio bene all'Aquila calcio. Così come voglio bene al calcio abruzzese. Ovunque ero stimato e rispettato, prima di questa ondata di fango dalla quale intendo uscire pulito e a testa alta».
L’ex arbitro De Santis ha avuto parole dure nei suoi confronti?
«Non merita considerazione. In tanti mi avevano detto di non farlo entrare in società e, a conti fatti, devo dire che avevano ragione. L’unico condannato di Calciopoli!»
Possibile che lei sia una vittima del sistema?
«Per carità, i miei errori li ho commessi. Ma non voglio pagare per colpe che non sono mie. Non sono il male del calcio, men che meno della Lega Pro. Ho sbagliato a non rispettare tutte le regole di questo mondo. Ma nove mesi di intercettazioni dimostrano che non ho corrotto alcun giocatore, questo nessuno lo dice. Se però consiglio di giocare la vittoria del Pisa in coppa Italia sapendo che la Torres va a giocare con la Berretti sono il regista delle combine, pazzesco! La verità è che c'è premeditazione nei miei confronti».
E ora?
«Soffro a stare fuori dal mio mondo. Nella vita ho sempre dato una seconda possibilità a tutti spero che la stessa cosa avvenga anche per me».
@roccocoletti1
©RIPRODUZIONE RISERVATA

