I Maio rifiutano l’offerta romana La Virtus ripartirà dalla 3ª categoria?

16 Luglio 2016

LANCIANO. «La dirigenza Virtus non ha ritenuto la proposta romana credibile e l’ha rifiutata. La città ha perso l’occasione di poter conservare la Lega Pro, con una società pronta ad investire sulla...

LANCIANO. «La dirigenza Virtus non ha ritenuto la proposta romana credibile e l’ha rifiutata. La città ha perso l’occasione di poter conservare la Lega Pro, con una società pronta ad investire sulla squadra». Sono le parole dell’avvocato Giacinto Ceroli che in questi giorni ha agito per conto di Roberto Dominici, consulente finanziario-commercialista romano intenzionato ad acquistare la Virtus in liquidazione ma che ha ricevuto un secco no dalla dirigenza rossonera. Quindi in Lega ieri alle 19 non è stato depositato alcun ricorso della Virtus per partecipare al campionato. La squadra quindi scompare dal calcio professionistico. A ratificarlo sarà il consiglio federale martedì 19 luglio. Il consulente romano aveva proposto ai Maio la ricapitalizzazione della società con 2.300.000 euro, il pagamento della prima rata dell’iscrizione da 70.000 euro (i restanti 25.000 euro sono divisi in 5 rate) e dei 10.000 euro per la Calcio Servizi Lega Pro s.r.l. L’unica clausola era che, ovviamente, i debiti pregressi (circa 4 milioni di euro) se li sarebbero accollati i Maio. «E’ stata un’operazione difficile da far capire soprattutto perché i due soci non erano a Lanciano», riprende Ceroli, «erano in vacanza nonostante la società potesse ancora essere acquistata. Evidentemente avevano già deciso di chiudere ogni discorso. Se avessimo avuto più tempo e se fossero stati qui forse l’operazione sarebbe stata chiusa davanti al notaio Annibaldi di Roma che ci attendeva per le firme e il ricorso sarebbe stato depositato in Lega». Ma tutto è rimasto sulle spalle dell’amministratore delegato Claudio Di Menno Di Bucchianico che tra cause e inibizioni subite per la Virtus si è guardato dal prendere qualsiasi decisione. «Avremmo fatto solo la ricapitalizzazione e presentato il ricorso, poi avremmo risolto tutto una volta rientrati i fratelli dalle vacanze», chiude l’avvocato, «invece non è stato così. Ora sembra che vogliano mantenere il settore giovanile e formare una squadra per la Terza categoria». Questo significa che la Virtus non sparisce ecco perché i giovani calciatori non sono riusciti a svincolarsi a differenza dei professionisti come Rigione che va a parametro zero al Cesena che ha pronto un biennale per lui, Antonino diretto a Pescara, Di Matteo andato a Latina, Aquilanti vicino alla Spal. Ma il mantenimento del numero di matricola la rinuncia al campionato di competenza potrebbe bloccare la formazione di una nuova società che possa iscriversi alla serie D o in Eccellenza?

Il sindaco Pupillo continua a lavorare in tal senso anche se Gilberto Candeloro che doveva essere uno dei maggiori investitori pare abbia tirato il freno a mano.

Teresa Di Rocco

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