I tifosi del Chieti contro Di Giovanni: «Lascia la società»
Scatta la contestazione degli ultrà nei confronti del patron «Gestione inadeguata». Gli altri dirigenti verso le dimissioni
CHIETI. A Chieti non c’è pace. Nemmeno il tempo di festeggiare il ritorno in serie D che i tifosi mettono già alla porta il presidente Filippo Di Giovanni. Lo stesso film di un anno fa visto con l’ex patron Trevisan, andato via dopo la contestazione della tifoseria con tanto di striscioni sotto la sua azienda. Stavolta è Di Giovanni a finire nel mirino dei tifosi. Con un lungo comunicato gli Ottantanove Mai Domi, gruppo organizzato della curva Volpi, sfiduciano il patron. «A Di Giovanni diciamo che il suo tempo da presidente per noi è finito e che non ci rappresenta più», si legge nella nota dei tifosi. «Fino a quando ci sarà lui non avrà mai più il nostro appoggio».
È l’epilogo di una stagione tormentata (oggi all’Angelini l’ultima partita con lo Spoltore), tra veleni societari e polemiche che non sono state spente nemmeno dalla vittoria del campionato. I tifosi presentano il conto a Di Giovanni per «una gestione che sotto tanti aspetti ci ha lasciati perplessi» e si dicono «preoccupati per il futuro». Poi spiegano i motivi dello strappo. «A Di Giovanni avevamo chiesto di organizzare la società in modo tale da poter gettare le basi per un futuro importante. Ad oggi, però, troppe situazioni non ci piacciono e ci fanno essere preoccupati. Il Chieti che pretendiamo è lontano anni luce da quello che abbiamo tastato con mano quest’anno. Una società che non ha analizzato un bilancio, non ha definito ruoli e ha lasciato tutto all’anarchia più totale senza creare coinvolgimento. Questa anarchia», aggiungono i tifosi, «ha creato anche diversità di vedute tra chi cercava nuovi soci da far entrare e chi rimaneva immobile vivendo alla giornata. Una società che arranca finanziariamente in un campionato regionale di Eccellenza, con che presupposti si può parlare di futuro in serie D? Non si può ambire al professionismo solo nelle parole ma soprattutto nei fatti». E spunta anche un retroscena relativo al pagamento dei rimborsi ai giocatori. «Dopo la vittoria di Sambuceto, ed alle prime burrasche societarie», raccontano i tifosi, «ci siamo recati a parlare con la squadra per chiederle di estraniarsi dai problemi societari e fare quadrato per centrare l'obiettivo della vittoria del campionato. All’incontro era presente anche Di Giovanni. Durante il colloquio, il capitano Ricci a nome di tutta la squadra, promettendo il massimo impegno, ci informava che c’erano preoccupazioni riguardo i rimborsi di febbraio ed il ritardo degli stessi. Davanti a noi e alla squadra, Di Giovanni prendeva l’impegno che entro la settimana successiva avrebbe saldato tutte le pendenze di febbraio, sottolineando che lui è una persona che mantiene gli impegni. Ad oggi, a parte qualche piccolo acconto, l’impegno non è stato mantenuto. Una mancanza di rispetto soprattutto nei confronti di una squadra che ha dimostrato di essere composta da uomini prima che da calciatori, e di uno staff tecnico guidato dal mister Lucarelli che si è dimostrato un vero condottiero in campo e fuori». Il futuro del Chieti è un rebus. Di Giovanni è rimasto solo (ma non sembra intenzionato a mollare), sfiduciato anche dagli altri dirigenti Bruno Di Iorio, Massimo Reale e Jonathan Basile che, dopo un confronto allo stadio col presidente, oggi dovrebbero rassegnare in blocco le dimissioni.
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