Il Castel di Sangro, l’università, l’impresa: auguri e congratulazioni da tutta la regione

Il “miracolo” del Castel di Sangro in B è stata la prima grande vetrina per Gabriele Gravina (nella foto), 65enne eletto ieri alla presidenza della Figc. Laureato in giurisprudenza e abruzzese d’adozi...
Il “miracolo” del Castel di Sangro in B è stata la prima grande vetrina per Gabriele Gravina (nella foto), 65enne eletto ieri alla presidenza della Figc. Laureato in giurisprudenza e abruzzese d’adozione nonostante le origini pugliesi, oltre che per la militanza nel mondo del calcio, Gravina si è distinto come imprenditore e come docente all’Università di Teramo. È stato consigliere della Lega Serie C e della Figc, capodelegazione dell’Under21 agli Europei e alle Olimpiadi di Atene e Pechino, e dal 2015 presidente della Lega Pro. La sua elezione ha suscitato grande entusiasmo in Abruzzo, dal mondo dello sport a quello della politica. «Si tratta di un momento storico per il calcio italiano», ha dichiarato Daniele Ortolano, presidente della Figc abruzzese, «che ha ritrovato unità d’intenti e lunga visione progettuale nella persona di Gravina, ma anche per il calcio regionale. Come è a tutti noto Gravina, illuminato imprenditore e docente universitario, ha rappresentato la nostra regione non solo come dirigente di società», ha sottolineato Ortolano, «con l’indimenticabile cavalcata del Castel di Sangro dalla Seconda categoria alla serie B, ma anche nella sua successiva esperienza di dirigente federale, nei vari prestigiosi incarichi fino alla presidenza della Lega Pro. Gravina ha partecipato in prima persona agli eventi e ha seguito con attenzione le problematiche del calcio abruzzese, mettendo la sua esperienza a disposizione dei dirigenti delle varie società del territorio», ricorda il presidente abruzzese, «da parte nostra, dunque, un ringraziamento sentito per quanto ha fatto e quanto potrà fare, nella prospettiva di grande capacità e di spirito di servizio che lo hanno sempre contraddistinto. Sono davvero felice, per la qualità umana e per i valori etici della persona in primo luogo, e ripenso ai tanti momenti condivisi in questi anni sui campi di calcio e negli uffici dei comitati e delle delegazioni, nei quali abbiamo avuto sempre la sensazione di avere di fronte a noi amico leale e un fuoriclasse», conclude Ortolano, «un po’ come a Berlino, dove Gravina era nel gruppo dei dirigenti e in campo c’è stato il tocco decisivo di Fabio Grosso».

