Il Lanciano naufraga in casa I Maio licenziano D’Aversa

Rossoneri travolti dal Trapani (0-3): la squadra a Maragliulo della Primavera
LANCIANO. È la sconfitta più dura da digerire, quella che sa di disfatta: più che perdere, con il Trapani la Virtus Lanciano capitola nel momento peggiore. Dopo due vittorie consecutive e una prova gagliarda ma sfortunata ad Ascoli, dai rossoneri ci si attendevano lo scatto decisivo verso la salvezza: arrivano invece un naufragio in campo e la scelta della società di sollevare dall’incarico Roberto D’Aversa. Eppure la partenza era stata discreta, condita dalla palla buona per andare in vantaggio. A segnare però sono i siciliani, mentre i padroni di casa si spengono gradualmente. Si conclude così l’avventura di D’Aversa iniziata a Lanciano nel 2010 da giocatore e poi da capitano di una storica promozione in B: le residue speranze di restarci passano per ora nelle mani del tecnico della Primavera, Primo Maragliulo.
La partita inizia storta, perché D’Aversa deve rinunciare a Salviato all’ultimo momento per un problema al flessore, e schiera Di Francesco come quinto di centrocampo e Zé Eduardo mezzala: entrambi ben al di sotto della sufficienza. Padovan vince il ballottaggio con Bonazzoli per fare coppia con Marilungo in attacco: altra scelta non felicissima. Dall’altro lato Cosmi opta per la difesa a quattro e l’avvicendamento in porta tra Fulignati e Nicolas, ex di turno che dopo 23 partite da titolare si accomoda in panchina. Il Trapani inizia forte, e a un minuto dall’avvio va già due volte al tiro. La Virtus non sta a guardare, prende le misure ai siciliani e manovra alla ricerca del pertugio giusto. Paradossalmente quella che è forse l’occasione più netta della partita capita sui piedi di Padovan al 9’: servito di fino da Marilungo nello spazio stretto, spara malamente su Fulignati. I rossoneri vanno avanti bene fino a quando Bacinovic detta i tempi ed è preciso e costante nello smistare palloni; buona anche l’intesa tra Di Matteo e Vitale a sinistra, da dove arrivano palloni pericolosi nell’area granata. Cosmi prende le contromisure, la supremazia territoriale dei frentani si affievolisce dopo un cross di Aquilanti che al 20’ Padovan non gira bene di testa, e un traversone teso di Di Matteo che Marilungo non impatta al meglio al 23’. Il Trapani punta molto su conclusioni dalla distanza e calci piazzati: due angoli consecutivi trovano la difesa di casa che fatica a neutralizzare lo schema dei siciliani. Cragno ci mette del suo quando al 27’ deve opporsi a Citro, che sfiora il vantaggio con un’azione simile a quella dell’ascolano Jankto una settimana fa. Lo 0-1 arriva su punizione: calcia teso di Scozzarella e Scognamiglio di testa infila nell’angolino dove Cragno non può arrivare. Lo svantaggio disorienta la formazione di D’Aversa, che stenta a trovare spazi.
Il primo tempo finisce senza sussulti, e l’allenatore tenta la rivoluzione tattica: fuori Bacinovic e dentro Ferrari, con Di Matteo che scende a comporre la difesa a quattro e Vitale play al centro della mediana a tre. Il tridente Ferrari-Marilungo-Padovan non porta acqua al mulino della manovra offensiva, la squadra in generale appare sterile e i reparti scollati. Il Trapani amministra agilmente, va al tiro con Coronado e Barillà, sempre da fuori area, e all’improvviso gli cadono dal cielo i due gol che chiudono la partita: Aquilanti la fa grossa, e con un retropassaggio maldestro serve Citro che va facilmente a rete; passa poco più d’un minuto e, su un corner gestito male da Cragno, Pagliarulo si ritrova tra i piedi la palla del tris. Piovono fischi sulla Virtus, che sbanda e fatica a raccogliere le idee; il Trapani ammazza il tempo facendo accademia. Si gioca poco o nulla: si registra giusto un gol annullato a Ferrari, ma la partita non ha più nulla da dire, come del resto ieri proprio la Virtus ha dato l’impressione di non aver nulla da dire. Adesso si spera che il cambio di panchina e gli ultimi movimenti di mercato portino una scossa.
Andrea Rapino
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