Il miracolo di Adriano Malori, all’inferno e ritorno nel giro di otto mesi

31 Agosto 2016

ROMA. «Il 22 gennaio ero in testa al gruppo, nel Tour di San Luis, e stavo parlando con Vincenzo Nibali per attaccare; quando mi sono risvegliato ero in un letto d'ospedale e non riuscivo a muovermi....

ROMA. «Il 22 gennaio ero in testa al gruppo, nel Tour di San Luis, e stavo parlando con Vincenzo Nibali per attaccare; quando mi sono risvegliato ero in un letto d'ospedale e non riuscivo a muovermi. Mi hanno detto subito: 'il tuo cervello si è sconnesso dalla parte destra del tuo corpo. Con tanto lavoro e un po’ di fortuna potrai tornare una persona normale».

Adriano Malori, il vicecampione del mondo 2015 a Richmond, si prepara al rientro dopo quell'incidente in Argentina in cui ha rischiato di restare paralizzato. Otto mesi fermo, il 9 settembre torna in gara in Canada. Il parmense a Salsomaggiore ha raccontato il dramma vissuto, i timori e le paure per una carriera che rischiava il definitivo stop. «Di tornare in bici nemmeno si parlava - afferma -. Mi sono trovato a dover dipendere dagli altri per mangiare e per andare in bagno. Con la forza e la determinazione, ma soprattutto con l'aiuto di una fantastica squadra di medici e di specialisti, a fine marzo, ho iniziato i rulli. Dopo una lunga riabilitazione ho cominciato a sperare. L'obiettivo iniziale era tornare una persona normale, capace di bere con la mano destra e di tagliarsi la bistecca. Il 28 aprile abbiamo fatto una prova in bici e lì ho cominciato a sperare. A quel punto ho cominciato ad andare in bici, continuando la fisioterapia. Ma, dopo un'ora, la mano diventava dura. Per un mese il mio futuro è tornato buio. A Pamplona, per un controllo, mi hanno detto che ero fuori strada, così sono tornato al Cnai». Malori, prima di riprendere il cammino verso il recupero, si è sposato con Elisa. «Il 10 agosto - racconta - mi hanno dato il permesso per tornare in bici. Riparto dal Canada il 9 settembre. Ringrazio tutti e voglio spiegare alla gente che soffre una cosa: esiste sempre una speranza».