Il Napoli campione d’Italia Osimhen firma il 3° scudetto È festa in città dopo 33 anni

Il capocannoniere replica al vantaggio dell’Udinese siglato da Lovric Nella notte decine di migliaia di sostenitori partenopei nelle strade
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UDINESE (3-5-1-1): Silvestri 7; Becao 6.5, Bijol 6, Perez 6; Ehizibue 5.5 (37’ st Ebosele sv), Samardzic 6 (37’ st Thauvin sv), Walace 6, Lovric 7 (34’ st Arslan sv), Udogie 6.5 (29’ st Zeegelaar sv); Pereyra 6; Nestorovski 5.5. A disp: Padelli, Piana, Masina, Abankwah, Buta, Semedo, Guessand. Allenatore: Sottil.
NAPOLI (4-3-3): Meret 6; Di Lorenzo 6, Rrahmani 6.5, Kim Min-Jae 6.5, Olivera 6; Anguissa 5.5, Lobotka 6, Ndombélé 6 (19’ st Zielinski 6); Elmas 6, Osimhen 7, Kvaratskhelia 6 (41’ st Lozano sv). A disp: Gollini, Marfella, Demme, Juan Jesus, Simeone, Bereszynski, Zerbin, Zedadka, Ostigard, Gaetano, Raspadori. Allenatore: Spalletti.
Arbitro: Abisso di Palermo.
Reti: 13’ pt Lovric e 7’ st Osimhen.
Note: spettatori 25mila circa. Angoli 2-5.
UDINE
Il momento è arrivato, il Napoli è campione d'Italia per la terza volta nella sua storia. Il Friuli, pur se quasi tutto addobbato d'azzurro, non è il Maradona, ma va bene lo stesso, perché finalmente la vera festa per lo scudetto può finalmente cominciare. Il Napoli è dovuto arrivare fino a Udine per mettere il sigillo ad una stagione mirabolante, straordinaria, conquistando contro l'Udinese, e non senza fatica, il punto decisivo, a cinque giornate dal termine. La rete a inizio ripresa di Osimhen - e chi se no? - ha annullato quella nel primo tempo di Lovric e ha messo fine alla spasmodica attesa per l'inizio delle celebrazioni e dal Nord Est alla Campania, ma anche in tutta l'Italia dove c'è un cuore azzurro. Il fischio finale ha aperto il sipario su una notte indimenticabile, che sarà comunque il prologo di un programma di festeggiamenti che culminerà il 4 giugno, con l'ultima giornata di campionato. Dopo aver mancato il match-point domenica scorsa contro la Salernitana, che avrebbe regalato alla squadra di Luciano Spalletti il primato assoluto di laurearsi campione con sei giornate d'anticipo, il Napoli ha rischiato anche alla Dacia Arena di dover rimandare ancora l'appuntamento con lo storico traguardo che si è costruito con una stagione eccezionale per qualità del gioco, continuità e furore agonistico, che non poteva non lasciare qualche strascico. Per saltare l'ultimo ostacolo, Spalletti ha messo in campo la squadra migliore possibile, considerate anche le assenze di Mario Rui e Politano, con Ndombele titolare a centrocampo al posto di Zielinski ed Elmas schierato in attacco con i fuoriclasse Osimhen e Kvaratskhelia. In un copione prevedibile, con gli azzurri in costante controllo del gioco e l'Udinese molto coperta, Osimehn è stato subito tra i più attivi, ma alla prima occasione a sbloccare il risultato sono stati i bianconeri, al 13', con Lovric. Dopo un momento di sbandamento, il Napoli si è rigettato in avanti e si è quasi procurato un rigore con Kvara per un contrasto giudicato però regolare da Abisso e dal check al Var. Sotto la spinta della stragrande maggioranza dei 25mila tifosi, senza contare i 50mila al Maradona, gelati dalla rete di Lovric, gli azzurri hanno ancora aumentato il possesso palla, ma senza creare vere occasioni ed è stato piuttosto Lovric a mettere ancora in difficoltà Meret con un tiro da fuori area. Nella ripresa, Spalletti ha aspettato prima di modificare qualcosa, dando fiducia ai suoi e ha avuto ragione. Al 7', in un'azione finalmente degna del miglior Napoli, i due trascinatori della squadra hanno messo insieme la rete del pareggio: un tiro di Kvaratskhelia respinto da Silvestri ha offerto l'occasione a Osimhen per la sua 22ª rete in campionato. Il gol del nigeriano ha dissipato le nubi del dubbio, della paura, facendo esplodere la Dacia Arena, e di riflesso il Maradona, in un boato continuo durato minuti, con decine di fumogeni stati accesi e centinaia di bandiere sventolanti. La partita è continuata, ma la cronaca si è fermata lì, lasciando spazio alla storia, alla gloria per il condottiero Spalletti e la sua squadra, che si affianca a leggende come il grande Torino del 1948, proprio nel giorno del ricordo della tragedia di Superga nel 1949 e la Fiorentina 1956, e poi all'Inter 2007 e alla Juventus 2019, le sole finora a vincere lo scudetto a cinque giornate dal termine. Immediata è stata l'invasione di campo, con i calciatori e il tecnico travolti da una folla festante. Da 33 anni si aspettava questo momento, anche nel nome e nel ricordo di Diego Armando Maradona.
Scontri in campo. Scontri si sono verificati in campo quando alcune decine di tifosi dell'Udinese sono scesi in campo dove era in corso una pacifica invasione di campo da parte dei tifosi del Napoli.
De Laurentiis raggiante. «È il coronamento di un'attesa di 33 anni. Io quando arrivai dissi dieci anni per l'Europa», ha detto ilò presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, «promessa mantenuta in anticipo, poi dissi dieci anni per lo scudetto e ce l'abbiamo fatta prima. Ora rivincerlo, rivincerlo e poi ci manca la Champions».
I complimenti della Juve. «Visti i tanti complimenti ricevuti in questi anni non potevamo esimerci...». Lo ha scritto ironicamente la Juventus su Twitter chiudendo la frase con una risata, via emoticon. E poi ancora il club bianconero: «Congratulazioni al Napoli per la conquista del suo terzo scudetto!».
Riccardo Rossi
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UDINESE (3-5-1-1): Silvestri 7; Becao 6.5, Bijol 6, Perez 6; Ehizibue 5.5 (37’ st Ebosele sv), Samardzic 6 (37’ st Thauvin sv), Walace 6, Lovric 7 (34’ st Arslan sv), Udogie 6.5 (29’ st Zeegelaar sv); Pereyra 6; Nestorovski 5.5. A disp: Padelli, Piana, Masina, Abankwah, Buta, Semedo, Guessand. Allenatore: Sottil.
NAPOLI (4-3-3): Meret 6; Di Lorenzo 6, Rrahmani 6.5, Kim Min-Jae 6.5, Olivera 6; Anguissa 5.5, Lobotka 6, Ndombélé 6 (19’ st Zielinski 6); Elmas 6, Osimhen 7, Kvaratskhelia 6 (41’ st Lozano sv). A disp: Gollini, Marfella, Demme, Juan Jesus, Simeone, Bereszynski, Zerbin, Zedadka, Ostigard, Gaetano, Raspadori. Allenatore: Spalletti.
Arbitro: Abisso di Palermo.
Reti: 13’ pt Lovric e 7’ st Osimhen.
Note: spettatori 25mila circa. Angoli 2-5.
UDINE
Il momento è arrivato, il Napoli è campione d'Italia per la terza volta nella sua storia. Il Friuli, pur se quasi tutto addobbato d'azzurro, non è il Maradona, ma va bene lo stesso, perché finalmente la vera festa per lo scudetto può finalmente cominciare. Il Napoli è dovuto arrivare fino a Udine per mettere il sigillo ad una stagione mirabolante, straordinaria, conquistando contro l'Udinese, e non senza fatica, il punto decisivo, a cinque giornate dal termine. La rete a inizio ripresa di Osimhen - e chi se no? - ha annullato quella nel primo tempo di Lovric e ha messo fine alla spasmodica attesa per l'inizio delle celebrazioni e dal Nord Est alla Campania, ma anche in tutta l'Italia dove c'è un cuore azzurro. Il fischio finale ha aperto il sipario su una notte indimenticabile, che sarà comunque il prologo di un programma di festeggiamenti che culminerà il 4 giugno, con l'ultima giornata di campionato. Dopo aver mancato il match-point domenica scorsa contro la Salernitana, che avrebbe regalato alla squadra di Luciano Spalletti il primato assoluto di laurearsi campione con sei giornate d'anticipo, il Napoli ha rischiato anche alla Dacia Arena di dover rimandare ancora l'appuntamento con lo storico traguardo che si è costruito con una stagione eccezionale per qualità del gioco, continuità e furore agonistico, che non poteva non lasciare qualche strascico. Per saltare l'ultimo ostacolo, Spalletti ha messo in campo la squadra migliore possibile, considerate anche le assenze di Mario Rui e Politano, con Ndombele titolare a centrocampo al posto di Zielinski ed Elmas schierato in attacco con i fuoriclasse Osimhen e Kvaratskhelia. In un copione prevedibile, con gli azzurri in costante controllo del gioco e l'Udinese molto coperta, Osimehn è stato subito tra i più attivi, ma alla prima occasione a sbloccare il risultato sono stati i bianconeri, al 13', con Lovric. Dopo un momento di sbandamento, il Napoli si è rigettato in avanti e si è quasi procurato un rigore con Kvara per un contrasto giudicato però regolare da Abisso e dal check al Var. Sotto la spinta della stragrande maggioranza dei 25mila tifosi, senza contare i 50mila al Maradona, gelati dalla rete di Lovric, gli azzurri hanno ancora aumentato il possesso palla, ma senza creare vere occasioni ed è stato piuttosto Lovric a mettere ancora in difficoltà Meret con un tiro da fuori area. Nella ripresa, Spalletti ha aspettato prima di modificare qualcosa, dando fiducia ai suoi e ha avuto ragione. Al 7', in un'azione finalmente degna del miglior Napoli, i due trascinatori della squadra hanno messo insieme la rete del pareggio: un tiro di Kvaratskhelia respinto da Silvestri ha offerto l'occasione a Osimhen per la sua 22ª rete in campionato. Il gol del nigeriano ha dissipato le nubi del dubbio, della paura, facendo esplodere la Dacia Arena, e di riflesso il Maradona, in un boato continuo durato minuti, con decine di fumogeni stati accesi e centinaia di bandiere sventolanti. La partita è continuata, ma la cronaca si è fermata lì, lasciando spazio alla storia, alla gloria per il condottiero Spalletti e la sua squadra, che si affianca a leggende come il grande Torino del 1948, proprio nel giorno del ricordo della tragedia di Superga nel 1949 e la Fiorentina 1956, e poi all'Inter 2007 e alla Juventus 2019, le sole finora a vincere lo scudetto a cinque giornate dal termine. Immediata è stata l'invasione di campo, con i calciatori e il tecnico travolti da una folla festante. Da 33 anni si aspettava questo momento, anche nel nome e nel ricordo di Diego Armando Maradona.
Scontri in campo. Scontri si sono verificati in campo quando alcune decine di tifosi dell'Udinese sono scesi in campo dove era in corso una pacifica invasione di campo da parte dei tifosi del Napoli.
De Laurentiis raggiante. «È il coronamento di un'attesa di 33 anni. Io quando arrivai dissi dieci anni per l'Europa», ha detto ilò presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, «promessa mantenuta in anticipo, poi dissi dieci anni per lo scudetto e ce l'abbiamo fatta prima. Ora rivincerlo, rivincerlo e poi ci manca la Champions».
I complimenti della Juve. «Visti i tanti complimenti ricevuti in questi anni non potevamo esimerci...». Lo ha scritto ironicamente la Juventus su Twitter chiudendo la frase con una risata, via emoticon. E poi ancora il club bianconero: «Congratulazioni al Napoli per la conquista del suo terzo scudetto!».
Riccardo Rossi

