Il Pescara non sa più vincere E scoppia la rabbia dei tifosi

29 Novembre 2021

Pari senza reti con la Lucchese, i supporter biancazzurri contro Sebastiani 

PESCARA0
LUCCHESE0
PESCARA (3-4-3): Sorrentino 5.5; Ingrosso 6, Drudi 6, Veroli 6; Zappella 6, Memushaj 5 (19’ st Clemenza 5.5), Pompetti 5.5, Nzita 5 (29’ st De Marchi sv); Chiarella 5.5 (12’ st Rizzo 4.5), Rauti 5 (1’ st Ferrari 6.5), D’Ursi 5. A disp.: Radaelli, Iacobucci, Rasi, Illanes, Valdifiori, Diambo, Cancellotti, Frascatore. All.: Auteri

LUCCHESE (4-3-1-2): Coletta 6.5; Corsinelli 6, Bachini 6.5, Bellich 6, Nannini 6; Frigerio 6 (39’ st Brandi sv), Minala 6.5, Visconti 6.5 (10’ st Picchi 6); Belloni 6 (39’ st Babbi sv); Fedato 6.5 (32’ st Baldan sv), Semprini 6 (10’ st Nanni 6). A disp.: Cucchietti, Bensaja, Gibilterra, Yakubiv, Dumbravanu, Schimmenti, Lovisa. All.: Pagliuca

Arbitro: Sfira di Pordenone
Note: Spettatori 2.295. Espulsi 47’ st Drudi per fallo da ultimo uomo e, a partita terminata, Rizzo per comportamento antisportivo. Ammoniti: Nannini, Veroli, Belloni, Ingrosso. Angoli: 3-0. Recupero: 2’; 6’.
PESCARA
Delusione, rabbia, e una stagione che sta scivolando via con disarmante imbarazzo. La Lucchese impone il pari a reti bianche, i tifosi infuriati chiedono a gran voce le dimissioni del presidente Sebastiani e il massimo dirigente biancazzurro per la prima volta accusa il colpo e si dice pronto a farsi da parte. Auteri blindato, squadra senza anima e senza spina dorsale che in 90’ minuti non ha mai regalato un’emozione. Il vero batticuore solo dopo il triplice fischio quando un giocatore della Lucchese usa le maniere forti con Ferrari, tutta la panchina biancazzurra entra in campo, Rizzo non le manda a dire, ma l’arbitro lo vede e sventola il rosso, e scoppia la rissa.
Di male in peggio. Il ritorno al 3-4-3 è un fallimento perché l’area di rigore avversaria resterà un tabù e il clima ostile che si è creato allo stadio non può giustificare una prova piatta e senza un filo logico. Dai torti arbitrali alla sfortuna, dalla mancanza di cattiveria agonistica al clima ostile: la lunga lista degli alibi non nasconde una squadra che sta fallendo su tutti i fronti. Unica nota positiva i giovani del vivaio biancazzurro che si stanno facendo notare e che promettono un futuro diverso da questo presente troppo brutto per essere vero. Cambiare Auteri? Neanche per idea e se la squadra ha quasi l’elettroencefalogramma piatto (al netto delle dichiarazioni del tecnico che non ha nulla da rimproverare ai suoi), al momento non c’è la volontà di tentare le manovre di rianimazione. Sarà uno sconforto momentaneo per la dura contestazione o si sta issando la bandiera bianca?
Si torna al 3-4-3, il tridente offensivo è composto da Rauti (acciaccato), D’Ursi e Chiarella. Le scelte potrebbero certificare il fallimento di una campagna acquisti massiccia nel reparto offensivo: se Ferrari non è al meglio, quando hai De Marchi, Galano (ecografia negativa da una settimana) e Clemenza in rosa in C ma gioca Chiarella (fortissimo, per carità) vuol dire che qualcosa non ha funzionato. Stesso discorso in difesa dove Veroli avrà un futuro stupendo ma nei progetti estivi era stato aggregato dalla Primavera e le scelte avevano altri nomi e cognomi (Illanes, Frascatore). La ventata di freschezza sembra promettere bene e dopo 40” Chiarella vince l’unico uno contro uno che ha proposto il Pescara negli ultimi mesi e ottiene il corner. Sugli sviluppi Veroli ha la palla buona ma la Lucchese si salva con grosso affanno. Emozioni finite, Ferrari nella ripresa riesce anche a procurarsi un rigore per un chiaro tocco di mano, ma l’arbitro dopo aver assegnato il tiro dagli 11 metri e con l’assistente già posizionato vicino alla porta viene richiamato dal quarto uomo e cambia decisione. Strano, stranissimo ma vero. Entrano anche Clemenza e De Marchi ma nel finale qualche brivido per Drudi che prima deve salvare su un errore di Veroli e poi è costretto a spendere il fallo da cartellino rosso. Triplice fischio: se ne vedranno delle belle con la palla che passa al giudice sportivo per la rissa scoppiata a fine gara.
Enrico Giancarli