Il presidente Gavazzi: «Non guardiamo indietro ora pensiamo al futuro»

«Adesso non ci serve solo un uomo di campo e solo per la prima squadra» Il nome non lo fa ma è il ritratto preciso di O’Shea. Gli altri progetti
di Alessandro Cecioni
CARDIFF (Galles)
«Non mi fate parlare del passato, guardiamo al futuro». Alfredo Gavazzi, presidente della Federugby, cerca di sfuggire a domande su Jacques Brunel e, soprattutto, sulla gestione del rugby italiano in questi anni. «Ho una grandissima stima di Jacques, vi dirò di più: l’ho consigliato io a Giancarlo (Dondi, suo predecessore, ndr). Poi sulla partita di oggi io l’avrei impostata diversamente, ma in questi anni mai sono entrato sulle questioni tecniche. Comunque fra la squadra che sei mesi fa ha perso di poco con l’Irlanda al Mondiale e questa la differenza sono i anche i 20 infortuni».
Il futuro allora. «Per la prima volta, credo, si è usato un metodo diverso. Gli inglesi la chiamano job description. Ci siamo chiesti “Cosa ci serve?” e da lì siamo partiti alla ricerca delle persone. Guardate abbiamo avuto sotto mano molti allenatori. Anche Cheika, il ct dell’Australia, ma poi l’Australia l’ha confermato. Avevamo pensato al francese Galthié, Wayne Smith degli All Blacks, persino a Eddie Jones, ora allenatore dell’Inghilterra, che è un vincente. Ma non era quello che ci serviva, noi vogliamo un uomo, uno staff invero, che non sia solo di campo, solo per la prima squadra, la nazionale, che certo è importante, ma che dia un’organizzazione al movimento. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci permetta di crescere dietro e si è scelto fra quelli che avevano un’esperienza in questo senso. Io sono sicuro della scelta fatta».
Il finto segreto. Il nome non lo dice ancora, ma è un segreto di Pulcinella: sarà l’irlandese Conor O’Shea e avrà il ruolo di “Director of rugby”. «Avevo sempre pensato che gli allenatori francesi fossero quelli più vicini alla nostra mentalità. Mi sono dovuto ricredere, penso che il mondo anglosassone sia migliore». «Se usa l’euro, poi…», osserva un giornalista con successiva risata del presidente. E O’Shea non arriverà da solo, ma con Mike Catt come responsabile dei tre-quarti, degli skill e dei calciatori, con Stephen Aboud per l’alto livello giovanile e, dal prossimo anno, con Brad Davies ad allenare la difesa.
Da dove si riparte? «Dai 110 giocatori che abbiamo individuato e sui quali lavoreremo da qui al Mondiale del 2019. Dai 12 che abbiamo lanciato in questo Sei Nazioni. Non era previsto ma gli infortuni ci hanno costretto a farlo». Ma chi arriva avrà mano libera o ci sarà chi si mette di traverso, magari nelle franchigie? «Nessuno si metterà di traverso, il rapporto con le franchigie, Zebre in testa, ma anche con Treviso, è cambiato. Hanno già iniziato a lavorare in prospettiva con il nuovo staff. Il nome del nuovo tecnico è stato fatto da Franco Ascione e Carlo Checchinato, responsabili dell’alto livello, sono loro che hanno spinto per un organizzatore».
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