Il ritorno di Sliskovic: «Qui la gente in B vuole solo lottare per vincere»

PESCARA. Sarà uno degli ospiti più attesi. Baka Sliskovic è pronto a riabbracciare i vecchi amici e i tifosi del Pescara. L’ex numero 10 biancazzurro, 60 anni compiuti il 30 maggio, uno dei...
PESCARA. Sarà uno degli ospiti più attesi. Baka Sliskovic è pronto a riabbracciare i vecchi amici e i tifosi del Pescara. L’ex numero 10 biancazzurro, 60 anni compiuti il 30 maggio, uno dei calciatori più talentuosi della storia dei biancazzurri, domani mattina sbarcherà ad Ancona da Spalato, poi in macchina raggiungerà Pescara per trascorrere il week end. Baka tornerà in Abruzzo per partecipare insieme a Galeone e ad alcuni ex compagni (Pagano, Gaudenzi, Bosco, Dicara, Marchegiani, Camplone e Ronzani) alla presentazione del libro “Poveri ma belli”, scritto dal giornalista Lucio Biancatelli, che si terrà sabato allo stabilimento balneare Belvedere (ore 19). Il libro racconta la favola calcistica del Pescara di Galeone che, dopo la retrocessione in serie C del 1986, venne ripescato in B e a sorpresa conquistò la promozione in A nel 1987. Addirittura, l’anno successivo, quel Pescara raggiunse quella che resta l’unica salvezza nella massima serie.
Baka, 8 gol in 23 gare nel 1987-88, giocò nel Delfino anche nella stagione 1992-93 insieme ad Allegri, Bivi e Massara, ma i biancazzurri tornarono in B. Dal 2002 è diventato allenatore. Ha guidato la Bosnia, l’Hajudk Spalato, il KF Tirana, lo Zrinjski Mostar, poi ha lavorato in Cina, Arabia Saudita e Romania. Infine, è rientrato in Bosnia allo Siroki Brijeg, prima di tornare per tre stagioni allo Zrinjski Mostar vincendo due scudetti e cogliendo un secondo posto. Pochi giorni fa il divorzio dal club: Baka vuole riprovare un’avventura all’estero.
Sliskovic, pronto per la rimpatriata?
«Sì, non vedo l’ora di rivedere Galeone e i miei vecchi compagni. Insieme abbiamo trascorso momenti indimenticabili e ritrovarli è sempre emozionante».
Ha seguito il Pescara quest’anno?
«Ogni settimana davo uno sguardo ai risultati e leggevo i commenti. Mi è dispiaciuto per la sconfitta ai play off, però la squadra ha disputato un ottimo torneo».
Secondo la società e una parte della tifoseria, Pillon praticava un calcio troppo prudente. Ora al suo posto c’è Zauri.
«Giocare bene è fondamentale, però il Delfino è sempre stato tra le prime posizioni e tutti dovrebbero essere soddisfatti. Conosco bene questa piazza, i tifosi biancazzurri pensano che il Pescara debba primeggiare in B. E se non succede restano delusi. Bisogna capire che ci sono realtà che hanno una capacità economica maggiore, ad esempio il Verona. Oggi, ancora di più rispetto al passato, chi spende di più vince. Pochi soldi, poca musica. Si dice così, vero?».
Eppure, nel 1986-87 il Pescara di Galeone andò in A investendo poco e l’anno dopo con lei si salvò.
«I tempi sono cambiati. La nostra squadra viveva in simbiosi con la città, anzi, per certi versi con l’intero Abruzzo. In tanti paesi capitava di incontrare persone pronte a incoraggiarti. Oggi questo legame è impossibile, c’è una barriera tra i giocatori e la gente. E molti calciatori si sentono come Dio in terra. Non si vive più la settimana accanto ai tifosi. Il calcio è diventato sinonimo di soldi e interessi».
Quell’affetto fu decisivo per i vostri successi?
«In parte sì, poi influì la forza del gruppo e di un allenatore abilissimo nel creare un’atmosfera piacevole e serena. Galeone ama il gioco offensivo, ci lasciava liberi di esprimere le nostre qualità, ma sempre al servizio della squadra. Spazio all’estro e alla fantasia, non alla giocata fine a se stessa. In città c’era un entusiasmo pazzesco. Venivo trattato come un re. In Bosnia restano sbalorditi quando racconto che i titolari di ristoranti e negozi non mi facevano mai pagare nulla. Ci provavo, insistevo, ma niente da fare».
Allegri, suo ex compagno di squadra, non guiderà più la Juve.
«Scelta sacrosanta, dopo cinque anni il ciclo finisce. Max ha svolto un ottimo lavoro e ora ha bisogno di qualcosa di diverso, così come la Juve».
Toccherà a Sarri provare a vincere la Champions.
«A me piace la sua filosofia. Sento dire che non è adatto ai bianconeri, ma prima di trarre conclusioni lasciamolo lavorare».
E il suo vecchio amico Gaperini?
«Incredibile quello che ha fatto con l’Atalanta. In questo momento è lui il miglior tecnico italiano. L’anno scorso, quando i nerazzurri sono venuti a giocare a Sarajevo, sono andato in albergo a salutarlo. Abbiamo parlato per due ore, soprattutto dei bei tempi vissuti a Pescara».
Il ricordo più bello?
«L’affetto dei compagni e della gente. E le cene da Eriberto. Pescara e i pescaresi resteranno sempre nel mio cuore».
(g.t.)
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