Il tecnico Conor O’Shea «Ora si cambia tutto il vero gap non è questo»

19 Marzo 2017

Il capitano Parisse: «Se non hai l’abitudine a vincere nel tuo club...» Ghiraldini: «Tredici minuti sulla linea di meta e non abbiamo segnato»

Conor O’Shea, ct dell’Italia, aspetta l’ultima conferenza stampa del Sei Nazioni per mandare un messaggio forte e chiaro. Alle franchigie, a Zebre e Benetton, certo, ma anche a chi ancora frena il lavoro di riorganizzazione del rugby italiano: «Bisogna che qualcuno metta il proprio ego in tasca, lavorare tutti perché il gap che ci separa dalle altre nazioni sia colmato». E ancora: «La cosa più importante per la quale dobbiamo lavorare è la Nazionale, poi per le franchigie, poi il settore giovanile. Comunque tutti devono capire che lavoriamo per rendere competitiva la Nazionale. Io vorrei che nel 2019 noi fossimo come l’Argentina del 1999». Intende la squadra rivelazione che in quel Mondiale eliminò proprio la sua Irlanda.

«È difficile parlare dopo un 29 a zero. È un risultato incredibile per quello che abbiamo fatto. Nel primo tempo a lungo siamo stati nei loro 22, così come nei primi tredici minuti del secondo tempo, abbiamo dominato in possesso e gioco, ma non abbiamo fatto punti – dice O’Shea – Quando hai occasioni che possono darti energia e non le sfrutti quell’energia svanisce».

«Un bilancio di questo Sei Nazioni? Io lo sapete vedo il bicchiere sempre mezzo pieno. Penso che il gap con le altre squadre sia inferiore a questo 29-0. C’è, ma non è così ampio. Dopo questo Sei Nazioni so che abbiamo molti giocatori giovani che hanno un ottimo potenziale, e che dobbiamo metterli nelle condizioni di svilupparlo. Vorrei fare come Vern Cotter, anche lui nel 2015 al primo Sei Nazioni perse tutte le gare, oggi la Scozia gioca bene, ha fatto un ottimo lavoro».

Cotter ieri ha fatto la sua ultima partita alla guida degli scozzesi, alla fine molti sorrisi e qualche lacrima. Andrà a Montpellier, nuova sfida, soldi, tanti. «Ma per lui le cose sono state diverse – dice ancora O’Shea – ha potuto lavorare nel momento di svolta di Glasgow. Noi dobbiamo far sì che succeda anche a Treviso e Zebre».

Ecco, il discorso torna lì: «Se non hai l’abitudine a vincere nel tuo club è difficile vincere in Nazionale», ha detto alla vigilia Sergio Parisse, capitano azzurro. «Attitudine e confidenza», conferma Leonardo Ghiraldini, tallonatore azzurro mandato in campo da O’Shea all’inizio del secondo tempo forse proprio per mettere dentro un altro trascinatore. «Non so spiegare perché siamo stati 13 minuti sulla loro linea di meta e non abbiamo segnato».

Saper reagire all’errore. Carlo Canna non ci è riuscito, nonostante l’incitamento di Sergio Parisse alla fine del primo tempo: prestazione disastrosa sui piazzati, 100% di errori. «In tutto il Sei Nazioni avevo sbagliato solo una volta contro la Francia, forse la mia migliore partita. Cosa ci impedisce di segnare? Oggi dovevamo essere più pazienti e più cinici, avere più lucidità. Il voto che mi do per questo Sei Nazioni? Cinque, con cinque sconfitte non si può avere di più».

«Vedremo chi resterà e chi non ci sarà più in questa squadra, le scelte dello staff. Il bilancio del Sei Nazioni è questo», dice Sergio Parisse che sposa analisi e linguaggio di O’Shea.

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