L’Aquila, il sindaco oggi dà l’ultimatum a Chiodi e Fioravanti

L’AQUILA. La strada della vendita dell’Aquila ai romani è come quella per il peccato: lastricata di buone intenzioni. Buone intenzioni ha Corrado Chiodi, presidente dell’attuale management rossoblù;...
L’AQUILA. La strada della vendita dell’Aquila ai romani è come quella per il peccato: lastricata di buone intenzioni. Buone intenzioni ha Corrado Chiodi, presidente dell’attuale management rossoblù; buone intenzioni ha il gruppo di operatori economici della capitale, rappresentato da Umberto Fioravanti, che vorrebbe rilevare il 70% delle quote della società, messa in vendita da Chiodi e compagni. Ieri pomeriggio il presidente del sodalizio ha fatto una visita lampo al sindaco Pierluigi Biondi, che era impegnato nella seduta del consiglio comunale. Biondi sta facendo da mediatore per provare a salvare la società, che ha un grande patrimonio di giovani. «Ma con Chiodi ci siamo aggiornati a domani (oggi, ndr), perché mi ha detto il presidente che non ci sono novità. In questo incontro dovrà dare una risposta definitiva su quello che vogliono fare, lui e i romani. Il tempo oramai è scaduto», è il commento del primo cittadino, che suona come un ultimatum. Ma qualche riflessione va fatta. Se il gruppo romano era disponibile e ora si sta tirando indietro, probabilmente è perché ha paura dei conti della società aquilana. Non ci vede chiaro fino in fondo e, soprattutto, se dovesse esserci malauguratamente l’impossibilità in futuro di continuare a garantire, da parte del gruppo Chiodi, il debito Iva – ma è solo un esempio – le rate ricadrebbero sui nuovi soci. E questa può essere una giustificazione per la “timidezza” degli imprenditori romani. Ma sull’altro piatto della bilancia c’è il rischio d’impresa e in un’azienda-calcio è alta. Comprare, una società, in questo caso L’Aquila, senza alcun rischio forse è pretendere troppo.(v.p.)
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