L’arresto di D’Onofrio scuote l’Aia Trentalange: «Io non mi dimetto»

10 Dicembre 2022

ROMA. Il mondo arbitrale italiano è nel caos più totale. L'istruttoria chiusa dalla procura federale sul caso Rosario D'Onofrio, ex procuratore capo dell'Aia, arrestato il 10 novembre scorso per...

ROMA. Il mondo arbitrale italiano è nel caos più totale. L'istruttoria chiusa dalla procura federale sul caso Rosario D'Onofrio, ex procuratore capo dell'Aia, arrestato il 10 novembre scorso per traffico di droga internazionale, ha fatto emergere «comportamenti disciplinarmente rilevanti» del presidente dell'associazione italiana arbitri, Alfredo Trentalange. In particolare, secondo la procura, ci sarebbe stata la violazione dell'art. 4, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva e dunque del dovere di comportarsi in ogni rapporto riferibile all'attività sportiva, secondo i principi di lealtà, probità e correttezza. Nelle motivazioni sono 7 i capi d'accusa imputati a Trentalange, motivo per cui nel consiglio federale del 19 dicembre convocato dal presidente della Figc Gravina, nell'ordine del giorno si legge anche «situazione Aia: provvedimenti conseguenti». Probabilmente la soluzione migliore per tutti sarebbero le dimissioni del presidente degli arbitri, una strada che Trentalange al momento non sembra voler intraprendere. «Non mi dimetto». Una presa di posizione che dunque potrebbe aprire la porta a un altro scenario, quello del commissariamento, mentre la Serie A chiede anche che si faccia luce su tutto il periodo di D'Onofrio nell'Aia. Per i nomi del commissario, intanto, è ancora presto anche se uno comincia a circolare: Gianluca Rocchi, attuale designatore arbitrale, ma figura apprezzata dal ministro Abodi.