L’Italia ha scelto: Spalletti ct fino al 2026

A settembre primi impegni delle qualificazioni all’Europeo. Ma De Laurentiis è pronto ad andare in tribunale per la clausola
ROMA. A poco meno di una settimana dalle dimissioni choc di Roberto Mancini la nazionale italiana di calcio trova in Luciano Spalletti il suo nuovo ct. L’ufficializzazione dell’accordo con l’ex tecnico del Napoli è arrivata ieri sera. Resta l’ombra della “clausola di non ingaggio” del Napoli, che reclama il pagamento di una penale. Ma Spalletti, confortato dal parere dei suoi legali, ha detto sì all’offerta del presidente della Figc Gabriele Gravina. Il tecnico ha dato ascolto alla sua voglia di nazionale, già ammessa in tempi non sospetti. Nessun accordo, al momento risulta in vista: si prospetta uno scontro tra il tecnico e la società partenopea. «Spalletti non pagherà spontaneamente la clausola», si è limitato a dire Mattia Grassani, consulente legale del Napoli. Come a dire: non lo fa di sua spontanea volontà, e allora ce la vedremo in tribunale.
Intanto Spalletti assumerà l’incarico di commissario tecnico a partire dal primo settembre. La presentazione ufficiale si svolgerà in occasione del raduno degli Azzurri, in programma ai primi del mese al Centro tecnico federale di Coverciano. Per l’allenatore toscano, che prima del Napoli ha guidato Inter e Roma, c’è il contratto fino ai mondiali del 2026. Il compito, inutile dirlo, è riportare la nazionale azzurra alla competizione dalla quale è clamorosamente mancata nelle ultime due edizioni. Una ferita che brucia ancora.
Nel frattempo, in attesa dei Mondiali, Spalletti non starà certo a girarsi i pollici. I primi impegni, e non di poco conto, sono alle porte. C’è la corsa alla qualificazione a Euro 2024: gli azzurri, tra l’altro campioni in carica, sono attesi dalle sfide a Skopje sabato 9 settembre contro la Macedonia del Nord, e tre giorni dopo con l’Ucraina a San Siro. Come giocherà queste gare la prima Italia di Spalletti? Probabilmente con un sistema simile al 4-3-3 che ha portato Mancini sul tetto d’Europa. Il doppio play in un centrocampo a 3 che può ricalcare quanto visto a Napoli; un regista basso, Locatelli o Ricci alla Lobotka, per tempi di gioco e interdizione, affiancato da mezzali che sanno ripartire, inserirsi e concludere: da Zielinski e Anguissa a gente come Barella, Tonali, Frattesi o Verratti. Nella difesa a 4 Spalletti può trovare interpreti pronti nel blocco interista Bastoni, Acerbi, Dimarco e Darmian. Sugli esterni sono pronti in tanti, da Politano a Berardi, da Chiesa a Zaccagni. Il suo “Osimhen azzurro”? Un Retegui acerbo, uno Scamacca da rivalutare o un Immobile sempre verde? Raspadori?
Da Napoli potrebbero arrivare anche alcuni dei suoi più stretti collaboratori: gli assistenti Daniele Baldini e Marco Domenichini, o il preparatore atletico Francesco Sinatti, anch’essi protagonisti della conquista dello scudetto.
Ma il doppio fila che lega Spalletti a Napoli non è solo tecnico. Sulla sua posizione resta il punto interrogativo del rapporto con Aurelio De Laurentiis: il patron del Napoli, attraverso i suoi legali e col comunicato di Ferragosto, ha reclamato il pagamento della penale di poco meno di 3 milioni. Una richiesta che non ha fermato il cammino di Spalletti verso la panchina della Nazionale. Il patron partenopeo è pronto ad avviare il contenzioso legale: accusa di avere violato il patto di non concorrenza, con relativa penale per l’interruzione dell’anno sabbatico concordato con l’ex datore di lavoro. La potenziale causa davanti al giudice del lavoro, che il nuovo ct confida di vincere, non inficia comunque l’accordo con la Figc e prescinde dalla famigerata penale a scalare. In tribunale, insomma, si gioca un’altra partita.
Angelo Caradonna

