La festa è biancazzurra: in mille inneggiano alla A

3 Giugno 2015

Spettacolo sugli spalti a Vicenza grazie al gemellaggio tra le due tifoserie Anche nel 1977 la corsa per la promozione passò per il Menti e finì a... Bologna

VICENZA. Storie di tifo e di amicizie, non importa cosa ci sia in palio, promozioni o retrocessioni, punti importanti o inutili, perché tra Pescara e Vicenza ogni gol è comunque festa. E così è stato anche ieri, prima durante e dopo lo spareggio. Fin dalle prime ore del pomeriggio, attorno alle mura del vecchio Menti è stato un susseguirsi di cori e canti e, man mano che l'ora del match si avvicinava, i gruppi si infoltivano e cresceva l'entusiasmo. Un clima di festa scandito dai tamburi ultrà e dai vecchi cori che accompagnano il gemellaggio più antico e vero d'Italia da quel pomeriggio di inizio 1977, dopo quell'indimenticabile gol di Giorgio Repetto che schiuse al Pescara la strada per la sua prima serie A. “Pescara! Vicenza! Nessuna differenza!” “Vicenza! Pescara! Nessuno ci separa!” cantavano gli ultrà, ben sapendo che ieri sera non poteva essere come allora, non poteva essere festa per tutti, come avvenne allora subito per i biancorossi del giovanissimo Paolo Rossi (il Pablito mundial del 1982) e dopo la mitica invasione di Bologna per Zucchini e i suoi fratelli. Un clima di gioiosa e sportiva rivalità ai limiti della commozione; inusuale, divertente, piacevole vedere tifosi con maglie e sciarpe di colori diversi passeggiare in centro, attardarsi nei bar davanti a una bibita fresca, per una volta gli agenti in assetto antisommossa possono lasciare scudi e manganelli e osservare quasi divertiti uno spettacolo di tifo. Tra un brindisi e un coro, mentre i telefonini raccontano di qualche ingorgo di troppo che ritarda l'arrivo degli ultimi pullman biancazzurri, lo stadio inizia a riempirsi in un clima di crescente entusiasmo. Circa mille tifosi da Pescara al Menti. Si tifa, si urla forte, ma per una volta senza insultare l'avversario. Nella curva locale appare uno striscione che “rassicura”, se mai servisse: “Comunque vada sarà un successo! Uniti sempre”. Poi è partita, partita vera, anche bagarre a tratti. Giacomelli, si vede, ha motivi di rivalsa; Memushaj e Bjarnason danno l'idea di non saperne di gemellaggi. Bandiere e sciarpe biancazzurre al vento (in realtà assente nel bollente catino veneto) in ogni settore senza che alcuno abbia nulla da obiettare. Poi, si arriva nei momenti più caldi del match. Dentro come fuori ciascuno pensa per sé, spinge i suoi. Com'è normale, giusto. Alla fine è stata festa solo per i biancazzurri, anche se sarà festa vera solo dopo la doppia finale col Bologna di Delio Rossi. Ma anche in quella sfida, è certo, avranno accanto i “gemelli”. Perché se lo son promessi ancora una volta: “Comunque vada sempre fratelli”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA