La Kostner condannata a 16 mesi «Ho subìto una vera ingiustizia»

17 Gennaio 2015

ROMA. Condannata, ma non sconfitta. E pronta a dare battaglia. Carolina Kostner paga con un anno e quattro mesi di squalifica (più mille euro di spese processuali) la complicità nella vicenda doping...

ROMA. Condannata, ma non sconfitta. E pronta a dare battaglia. Carolina Kostner paga con un anno e quattro mesi di squalifica (più mille euro di spese processuali) la complicità nella vicenda doping dell'ex fidanzato e marciatore Alex Schwazer: era amore, si è trasformato in una trappola.

In una sentenza, quella dei giudici del Tribunale nazionale antidoping, che si abbatte sulla pattinatrice, ma non le toglie i tanti trofei vinti, tra cui un mondiale, 5 europei e il tanto atteso bronzo olimpico di Sochi. Nonostante la caduta, Carolina si scrolla di dosso l'accusa di omessa denuncia per la frequentazione di Schwazer con il medico inibito, Michele Ferrari.

Le resta la complicità nella positività dell'ex fidanzato, ma con l'attenuante prevista per chi dimostra «di non aver agito con colpa o negligenza significativa».

«Contenta di certo non sono, anzi sono molto amareggiata, molto delusa. Ma molto determinata nell'andare fino all'ultimo grado di giustizia», dice all'uscita dello stadio Olimpico di Roma, dove per l'occasione si è trasferita la II sezione del Tna presieduta da Luigi Fumagalli e dove per quattro ore ha articolato la sua difesa assieme ai legali Giovanni Fontana e Massimiliano Di Girolamo.

«Voglio prima leggere le motivazioni e poi ci saranno altre cose da dire», avverte, «se penso di aver subìto un'ingiustizia? Sì».

«Non ci aspettavamo una condanna», aggiunge Fontana. «Abbiamo citato delle sentenze del Tas che dicono che ci vuole la piena consapevolezza dell'illecito e non c'era nessuna piena consapevolezza. Ricorso scontato? Sì, non ci aspettavamo che venissero smentite le sentenze precedenti del Tas».

L'impianto accusatorio della Procura Antidoping di Tammaro Maiello ha però retto. Procura che, nel corso del dibattimento, aveva comunque riformulato la richiesta iniziale di 4 anni e 3 mesi in un 2 anni e 3 mesi sulla base delle nuove norme della Wada, entrate in vigore dal primo gennaio 2015.