La procura di Roma apre fascicolo per le minacce a Donati

ROMA. Il caso Alex Schwazer scuote anche la politica. Il suo allenatore Sandro Donati, così si gioca le ultimissime carte per dimostrare che il suo campione ora è pulito e dietro a quella provetta...
ROMA. Il caso Alex Schwazer scuote anche la politica. Il suo allenatore Sandro Donati, così si gioca le ultimissime carte per dimostrare che il suo campione ora è pulito e dietro a quella provetta che ha incastrato nuovamente il marciatore altoatesino, c’è un sistema marcio che arriva fino alla federazione internazionale IAAF. La commissione antimafia vuole vederci chiaro, il governo chiamato a riferire al Parlamento, già due procure giudiziarie (Bolzano e Roma) si occupano del caso, i Carabinieri del Ros che indagano su ricatti e minacce. Ma a pochi giorni dall’iscrizione ai Giochi di Rio, i tempi consentono solo una sospensiva della nuova squalifica. «Schwazer ha poche possibilità di farcela, forse solo il 20 %» dice Guido Valori, membro del Tribunale arbitrale sportivo di Losanna che dovrà decidere sulla sorte del marciatore azzurro. Ma allenatore e atleta soli contro tutti sfidano le istituzioni sportive «dalle quali arriva un silenzio assordante» perché «non vogliono andare contro la federazione internazionale». Dalla federazione italiana di atletica, “silenzio di tomba”, mentre il Coni rimanda tutto alla Iaaf e con il presidente Giovanni Malagò, difende il sistema di controllo italiano «che all’unanimità è riconosciuto molto credibile, serio e autorevole». Solo a parole perché, pur con la vigilanza dei carabinieri del Nas, i meccanismi sono quelli di sempre, le strutture e i finanziamenti arrivano dalle stesse istituzioni sportive, autoreferenti e non indipendenti. Questo perché non ci sono controlli esterni e la commissione di vigilanza prevista dalla legge istituita nel 2000 per contrastare i farmaci proibiti nello sport, non è mai nata. Lasciato solo, Donati cerca sostegno fuori dal mondo sportivo e ieri ha fatto tappa prima alla Commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi e poi dal procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone. Dopo oltre un’ora di colloquio, il magistrato ha aperto un fascicolo (per ora senza ipotesi di reato), corredato dai ricatti e dalle minacce giunte in queste settimane al medico-allenatore. (n.c.)

