Lanciano conquista i tifosi con il gioco offensivo

Rispetto all’anno scorso sei reti in più, nonostante i problemi in attacco
LANCIANO. Quello di venerdì scorso a Pescara è stato il nono nulla di fatto stagionale della Virtus targata D'Aversa, che si conferma dunque specialista nei pareggi, essendo al primo posto assoluto in questa particolare statistica.
Un pari però che, mai come questa volta, va archiviato alla voce "beffa". Per il modo in cui è maturato, con la prodezza di Melchiorri arrivata proprio all'ultimo minuto di recupero, oltre che per l'andamento generale della partita. Per lungo tempo saldamente nelle mani della squadra frentana, complice la prova arruffona di un Pescara, sì decimato dalle assenze, ma non per questo meno colpevole, come non hanno mancato di evidenziare, con sonore bordate di fischi, gli stessi tifosi biancazzurri.
Mai come questa volta, Mammarella e soci erano andati vicini allo storico colpaccio. Che inseguono da quasi 75 anni e che si sono visti sfuggire di mano proprio in extremis, e al termine di una prestazione ordinata e autorevole. A conferma dell'ottimo ruolino di marcia fatto sin qui registrare dall'undici rossonero, tuttora in piena (e meritata) corsa per un posto nei play off. A dispetto del basso profilo sposato dai suoi tesserati, e sulla falsariga di quanto visto nella stagione passata. Quando alla guida della formazione frentana c'era proprio il trainer del Pescara Marco Baroni. Capace, nelle prime 16 giornate del campionato scorso, di conquistare 29 punti (media 1,81), contro i 24 (media 1,5) sinora messi assieme dalla Virtus targata D'Aversa. Che dal canto suo può però vantare, rispetto a chi lo ha preceduto, un calcio più propositivo. Altro particolare confermato dai numeri, se è vero che dalle 17 reti all'attivo, dopo 16 turni, di un anno fa (media 1,06) si è saliti alle attuali 23 (media 1,43). Nonostante le squalifiche di Thiam e l’infortunio di Cerri. Dati che sono la logica conseguenza di un diverso atteggiamento e di una diversa filosofia di gioco. A parità di modulo (entrambi gli allenatori adottano infatti il 4-3-3) a cambiare sono le caratteristiche dei suoi interpreti, se è vero che in questa stagione, a differenza della precedente, il tridente avanzato rossonero è sistematicamente affidato ad altrettanti attaccanti di ruolo.
Cosa che con mister Baroni non capitava sempre, visto che spesso e volentieri, soprattutto in trasferta, capitava di vedere all'opera sulle fasce degli esterni un po' più prudenti quali Di Cecco o Turchi, rispettivamente preferiti, in più di un'occasione, a Gatto e Piccolo. Titolari inamovibili, invece, nella Virtus di D'Aversa, visto che il primo non ha sinora saltato nemmeno una gara (partendo tra l'altro sempre da titolare), mentre il secondo ha messo assieme undici gettoni di presenza. Una fiducia, quella concessa loro dal tecnico pescarese nato a Stoccarda, sinora ripagata nei fatti.
E non solo per quel che riguarda il rendimento, oggettivamente più brillante rispetto a un anno fa, ma anche sotto il profilo realizzativo, avendo entrambi già eguagliato (quando mancano ben 26 gare al termine del campionato) lo stesso bottino personale di reti (quattro il primo, due il secondo) messo a segno nell'arco dell'intero campionato precedente. Un dato, questo, che non è passato inosservato agli occhi dei tifosi. La stragrande maggioranza dei quali, dopo qualche (inevitabile) perplessità iniziale (si trattava pur sempre di un neofita assoluto) si è ben presto convinta delle capacità del suo nuovo allenatore. Il terzo in altrettanti campionati di B della squadra rossonera, decisa a restarvi a lungo, mentre la piazza, complici appunto i risultati attuali, continua, altrettanto legittimamente, a sognare obiettivi più prestigiosi come ad esempio la qualificazione ai play off, sfumata un anno fa nel modo che tutti sanno. Ovvero a causa di un calo di rendimento (12 punti nelle ultime 12 giornate) coinciso proprio nella fase decisiva della stagione e pagato a caro prezzo.
Ma per esaudire i desideri dei tifosi i rossoneri dovranno essere più cinici sotto rete, sfruttando meglio quanto si crea nel corso dell’incontro. Soprattutto quando si tratta di infliggere, all'avversario, il fatidico "colpo di grazia".
Quello di Pescara, infatti, è solo l'ultimo di una lunga serie di pareggi (da Varese ad Avellino, passando per le sfide interne contro Perugia e Crotone) che, con un pizzico di concretezza in più, avrebbero potuto tranquillamente trasformarsi in altrettanti successi. Con conseguenze di classifica facilmente immaginabili.
Stefano De Cristofaro
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