Le lacrime di papà Regalino: «Ripaga Andrea di tutti i sacrifici»
PESCARA. Nelle lacrime di papà Regalino sgorgate spontanee e inarrestabili mentre “The Maniac” Andrea Iannone passa sotto la bandiera a scacchi del Gp d’Austria. La prima della sua carriera, la prima...
PESCARA. Nelle lacrime di papà Regalino sgorgate spontanee e inarrestabili mentre “The Maniac” Andrea Iannone passa sotto la bandiera a scacchi del Gp d’Austria. La prima della sua carriera, la prima della Ducati dopo l’era Stoner (Philip Island 2010, e vedi il caso l’australiano ieri era al box). Lacrime di gioia, una gioia immensa come può essere quella di un padre che ha accompagnato il figlio ogni passo della sua carriera, capo di una sorta di family-team (e Andrea di questo è stato sempre fiero, non dimenticando ieri la prima dedica alla mamma Katia, rimasta a soffrire a casa), che lo ha spinto e sostenuto nei momenti più difficili, mai smettendo di credere che quel piccolino messo per gioco su una minimoto quando ancora faticava a camminare spedito, potesse arrivare più in alto di tutti.
«Sono contento, commosso perché finalmente Andrea vede ripagati tutti i suoi sacrifici», è riuscito a dire prima che la commozione lo vincesse, mentre correva ad abbracciarsi con Angelo, l’altro figlio, anch’egli testimone, supporter e fedele compagno di avventura di Andrea, dalle giostrine di Vasto, ai box di mezzo mondo, fino al podio di ieri. Un podio atteso, voluto, meritato. Un sogno che si avvera, la prima vittoria in MotoGp. Una vittoria inseguita per oltre 4 anni, da quel pomeriggio da sballo al Mugello 2012, allora in Moto2, e anche allora strapazzando tutti, Marquez compreso. Un sogno che si avvera, un traguardo raggiunto a prezzo di enormi sacrifici, cadute, errori, incidenti, e qualche polemica o eccesso, magari evitabile. Ma sempre pronto a pagare il giusto prezzo e voltare in fretta pagina. Un sogno realizzato soprattutto a prezzo di tanto, tanto lavoro. Prove, palestra, interminabili riunioni tecniche per capire, correggere, trovare il dettaglio che ti regala il millesimo. Un sogno costato sofferenze anche fisiche, di cui porta tracce ancora visibili sul polso e sulla spalla; un sogno, il 13° successo motomondiale in carriera, che in cuor suo custodiva fin dal quel pomeriggio del 2008 in Cina, dopo il primo successo in 125; un sogno molte volte accarezzato, quasi raggiunto ma poi sfumato tra i rimpianti di un errore, un eccesso di foga o nella polvere di una caduta. Ma il “Maniaco di Vasto” non ha mai smesso di inseguirlo, ha sfruttato i due anni in Pramac per imparare tutti i segreti della MotoGp e del Desmosedici Ducati, e che ha visto sempre più vicino col passaggio nel box della scuderia della casa madre.(w.n.)
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